I sei de La Ca’, più uno.
Dei sei che avevano animato questo primo tentativo di insediamento sugli Appennini bolognesi, tre (Lossanti, Venzi e Fergnani) andarono a combattere in Veneto, raggiunti da altri giovani bolognesi che fecero la stessa scelta su indicazione del PCI bolognese (come Sergio Galanti, Luciano Romagnoli, Gino Monti, Vincenzo Toffano, per citare tra gli altri, nomi che ritroveremo in queste pagine).
Innocenzo Fergnani (nome di battaglia “Tino”), che era stato in aeronautica come sergente maggiore dal maggio ’42 all’8 settembre ’43, abbandonata Vidiciatico, dopo una breve parentesi nel Modenese, rimase in Veneto a combattere nella valle del Vajont tra gli uomini della brigata Buscarin, della divisione Belluno, perdendo poi la vita nel gennaio 1944 a Forno di Zoldo, senza che per diverso tempo a Bologna si risapesse della sua fine, per un equivoco sulle sue reali generalità, essendo conosciuto in Veneto come ‘Tino Ferdiani’.

Libero Lossanti (nome di battaglia “Capitan Lorenzini”) e Venzi (“Nino”), invece, dopo essere stati impiegati in Veneto in zone diverse, si ritrovarono a combattere insieme nella valle del Vajont, poi nel corso della primavera del ’44 fecero ritorno sulle montagne emiliane nella zona del Monte La Faggiola, nella casa abbandonata “La Dogana”, dove dettero vita a quella 4a brigata partigiana che poi divenne la 36a brigata Bianconcini Garibaldi, una delle più numerose e meglio organizzate tra le formazioni partigiane, che entrambi guidarono rispettivamente come comandante e vicecomandante fino alla metà di giugno. Il 14 giugno ’44 Lossanti fu ucciso ed il comando della brigata passò a Bob Tinti, fino alla Liberazione (vedi §. 10.2.1. ).

Umberto Rubbi (“Sergio”) entrò a far parte della 7a Gap, di cui divenne uno degli artificieri, rifornendo di bombe a tempo ed esplosive, bottiglie incendiarie e tritolo non solo la formazione bolognese, ma nei primi tempi anche Toscana e Romagna, preparando le bombe sia per l’attentato al bordello di via San Marcellino sia al ristorante Diana e nel gennaio entrando in azione come vedetta esterna in via Zamboni, durante l’attentato diretto contro Eugenio Facchini. Giorgio Frascari invece dal febbraio ’44 lavorò come tipografo alla stamperia clandestina di via Bengasi con Dalife Mazza e Vittorio Gombi, per pubblicare la rivista clandestina comunista “La lotta”, manifestini e materiale informativo interno ed esterno, fino al ’45, quando la tipografia fu spostata in via Belle Arti 7 fino alla Liberazione.
Monaldo Calari divenne a sua volta commissario politico della 63 brigata Bolero Garibaldi, che raccolse molti uomini presenti nell’autunno ’43 sull’Alta Valle del Reno e combattè con la sua formazione tra Sasso Marconi e Casalecchio fino a che il 30 ottobre ’44 quasi tutta la brigata, lui compreso, fu sterminata dai Tedeschi nella battaglia di Casteldebole.

