La fuga all’estero di Leone ed Evelyn
Nel frattempo Leone ed Evelyn prolungarono la propria fuga fino all’estero, prendendo la via della Svizzera, probabilmente assieme all’amica che era con loro a Montalto. Sappiamo che anche Marta Szöllösy ( vedi §. 5.2. ) riparò in Svizzera, il che rafforza la nostra convinzione che fosse proprio lei ad accompagnare Leone ed Evelyn durante tutto il loro travagliato cammino verso la salvezza. Non conosciamo però in quale o quali località svizzere abbiano vissuto i coniugi Matatia.

Leone ed Evelyn Matatia fecero ritorno in Italia, a Bologna, solo a liberazione avvenuta, nel corso del ’45, probabilmente alla fine di maggio.
Prima del loro rientro a Bologna è il dottor Victor Waltruch, che poi li ospiterà presso di sè in centro città, in via dei Poeti al n.° 21 bis, a muoversi per rintracciare masserizie, attrezzi da lavoro e beni in genere dei due coniugi Matatia, redigendo un esposto presentato il 12 maggio del ’45, con cui chiede notizie dei mobili di Savigno, abbandonati da Leone ed Evelyn.
Dopo sarà Leone in prima persona a dedicarsi alla ricerca sia di tutto quanto lasciato a Savigno, soprattutto macchine e materie prime del suo lavoro di pellicciaio, sia dei colli depositati presso i Magazzini Generali Raccordati del Monte di Bologna (comprensivi di un valore davvero consistente in pelli e pellicce), per scoprire che la più parte di questi beni erano scomparsi e/o risultavano irreperibili.



