Donatini Amerigo

Donatini Amerigo

 

Più giovane di circa un anno rispetto a Marx Emiliani, Donatini Amerigo (o Americo, come scrivono alcune biografie) nacque anch’egli a Faenza, il 25 agosto del ’21, da Giovanni ed Elvira Cappelli. Frequentò la scuola fino alla 3a elementare, imparando a leggere e a scrivere, poi lavorò nei campi e come muratore. Quando fu chiamato alle armi nel 1940, in una data che appare illeggibile sul suo foglio matricolare del Distretto Militare di Ravenna, egli risultava domiciliato a Faenza, in via Terranuova 44. Fu posto immediatamente dopo in congedo illimitato, fino a che il 22 gennaio 1941 venne richiamato nell’esercito, ma sul foglio matricolare a quella data è segnalato un ‘non giunto’: iniziano così, da subito, i rapporti, che potremmo definire perlomeno travagliati, che egli intrattenne con le autorità militari del Regno e che si mantennero tali fin quasi alla sua morte per esecuzione. Il 3 febbraio 1941, comunque, il foglio matricolare attesta che il giovane infine si presentò, fornito di un giustificato motivo per il suo ritardo e che venne assegnato al XXV Settore di Copertura, in Fanteria, alla Guardia di Frontiera dal 4 febbraio ‘41.

1.11.1. Nel Vallo Alpino Orientale

Dal 6 aprile dello stesso anno Donatini è segnalato in territorio dichiarato dalle autorità militari ‘in stato di guerra’: si tratta del confine tra Italia e quella che diventerà la Jugoslavia, dove la V Armata Trieste era di stanza per difendere i confini della penisola, mediante quella serie di presidi, che furono denominati dal Fascismo Vallo Alpino Orientale. Il teatro di guerra in cui fu impiegato il giovane fante, cioè l’area difesa dal suo XXV Corpo di Copertura, era quella attraversata dai fiumi Timavo e Piuca e la sua armata faceva centro nel paese di San Pietro del Carso, in un territorio entrato sotto il controllo della  Jugoslavia, ragion per cui  quel comune ha ripreso il nome originario

Donatini Amerigo
Foglio della matricola militare del distretto di Ravenna di Donatini Amerigo, conservato all’Archivio di Stato di Cesena.

 

di Šent Peter na Krasu, per assumere poi, nel 1952, la denominazione di Pivka, dal fiume omonimo, in seguito alla legge che nello Stato titino vietò toponimi religiosi. Oggi tutto questo territorio, su cui si è speso tanto sangue italiano, fa parte della Slovenia e, stando al censimento del 2002, solo lo 0,05% dei residenti risultano ormai italiani.

Donatini partecipò alle operazioni belliche in questo delicato territorio della frontiera italo-jugoslava, con un’interruzione dovuta a motivi di salute, quando dal 10 gennaio 1942 venne ricoverato all’Ospedale Militare di Ravenna, da dove fu dimesso e dovette rientrare al corpo d’appartenenza il 29 gennaio ’42.

Nel corso dell’estate intervenne dal 22 luglio del’42 la decisione di trattenerlo alle armi, ai sensi della disposizione N. 340 F.O 1942 dispensa 28 ; poco dopo, verso il 10 o forse il 19 agosto, ci fu un suo secondo ricovero, stavolta però all’Ospedale Militare “Marino Piemontese” di Loano, in provincia di Savona, dove giunse trasportato dal treno ospedaliero n. 22, ritagliandosi  una breve parentesi dalla guerra a causa di una bronchite subacuta, contratta in zona bellica, che gli fu diagnosticata ed attestata dal Direttore dell’ospedale, come risulta dalla matricola del distretto militare. Qui, sulle colline di Vignasse, nella zona più a levante della cittadina costiera ligure, dove lo storico e monumentale ospedale militare di Loano – oggi dismesso- sorge in mezzo a distese di campi di olivi ed agrumeti, rimase a curarsi fino alla fine dell’estate, allorchè venne dimesso il 25 agosto del ’42, nel giorno del suo compleanno, inviato a casa in licenza di convalescenza per 30 giorni.

Donatini Amerigo

Allo scadere della licenza, il 24 settembre ’42, venne ricoverato nuovamente all’Ospedale Militare di Ravenna, ma il giorno dopo fu dimesso e dichiarato idoneo al rientro nell’esercito e subito inviato al suo Corpo d’armata. E’ in questo frangente che sul suo foglio matricolare sono registrati innanzitutto la liquidazione di £(lire) 304, per giorni 30 di licenza non fruiti dall’11 giugno ’41 al 10 giugno’42, a titolo di rimborso probabilmente, e la concessione di una licenza speciale agricola di gg. 15+2 (O.G 306) l’1 novembre ’42. Evidentemente il periodo trascorso all’Ospedale Militare di Loano era servito al giovane fante anche come occasione per un proficuo scambio di idee con tanti altri militari come lui per informarsi sui diritti, oltre che i doveri, di soldato ed attestano una sua presa di coscienza e volontà di riaffermare la propria dignità, ciò che sarà preludio ad una scelta, in seguito anche politica, di campo che andò maturando da quel momento in poi.

1.11.2. La diserzione.

Da quella licenza speciale agricola novembrina, che avrebbe dovuto terminare il primo dicembre, sul foglio matricolare non ci sono più notizie di lui, fino alla registrazione del 25 dicembre del ‘42, giorno di Natale, in cui è annotato che Donatini Amerigo a Trieste è ”entrato in camera di punizione in attesa di giudizio”.

Egli infatti viene denunciato al Tribunale militare territoriale di Trieste per diserzione e falso foglio di viaggio (ai sensi dell’ art.148 del  Codice Penale militare di pace e in base all’ art. 220 del Codice Penale militare di pace (OG 12 dell’1-43) l’11 gennaio del ’43.

Il Tribunale militare territoriale di Trieste di guerra, con foglio 80/’43,  il 20 gennaio 1943 dispone tuttavia che il fante Donatini Amerigo “deve essere tenuto a piede libero salvo per ordini ….disciplinari e deve essere inviato in congedo qualora abbia diritto       (O.G. 20 o 28 del 28-1-’43)”, registrato e sottoscritto il 17-6-’43, con ciò evidentemente riconoscendo che nel caso del giovane faentino non c’era stato un rispetto pieno dei suoi diritti come militare.

Dall’’8 settembre 1943 Amerigo Donatini, come tutti gli altri militari del Regno, fu dichiarato sbandato in seguito agli eventi collegati alla stipulazione dell’armistizio.

Donatini Amerigo

Donatini Amerigo
La seconda pagina del foglio matricola militare di Amerigo Donatini-Archivio di Stato di Cesena.

 

1.11.3. Partigiano

Quel che successe dopo, lo sappiamo già. Con Marx Emiliani, suo amico d’infanzia, fu tra i primi ad organizzare un gruppo partigiano antifascista alle Case Grandi di Faenza, assumendo come nome di battaglia Baratieri, e fu tra coloro che dettero vita alle azioni della “banda del camion fantasma”. Partecipò anch’egli allo scontro a fuoco di Villafontana di Medicina, in casa del Prof. Aldo Avoni,  in cui rimasero uccisi due carabinieri, un giovane sfollato parente dell’Avoni ed un milite fascista, gravemente ferito Marx Emiliani ed anche se poteva apparire  verosimile che il secondo partigiano ad essere ferito fosse stato proprio lui, considerate le testimonianze di Dino Ciani (resa a Luciano Trerè nell’opera citata, vedi §. 1.3. ), a cui si aggiunge quella di Monti, già citata, riteniamo che anzichè ferito, Donatini abbia accompagnato a Marradi il ferito vero (Dino Ciani) e lì sfortunatamente sia incappato nel posto di blocco, che condusse al suo arresto ed alla condivisione da parte sua della stessa sorte di Marx Emiliani fino all’ultimo, con la condanna a morte e l’esecuzione al Poligono di tiro di Bologna, il 30 dicembre ’43.

Gli fu riconosciuta la qualifica di “partigiano combattente” dalla CRRQPER  in base al DL L 21-6-’45 n. 518( f . n.° 773 della CRROPER) per aver partecipato dal 9-9-’43 al 30-12-’43 alle operazioni di guerra svoltesi nel territorio metropolitano con la Sap nella zona di Ravenna.

Nel dopoguerra ( il 31-8-’50) fu equiparato a tutti gli effetti (escluso il compimento degli obblighi di leva), ai volontari che operarono in unità regolari delle FF AA nella lotta di liberazione (in base al RDL 6-9-’46) n. 93, per il servizio partigiano svolto dal  9-9-’43 al 30-12-’43 nella formazione partigiana SAP in zona di Ravenna, assumendo la qualifica gerarchica partigiana di ‘sergente maggiore’.

Gli è stata conferita la Medaglia d’argento al valor militare alla memoria.

 

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(1) Vallo alpino-o “linea non-mi-fido”, con cui, scimmiottando la definizione di “linea Sigfrido”, certi ambienti fascisti e lo stesso Mussolini rivelavano la diffidenza nei confronti dei tedeschi.

 

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