Gli episodi precedenti.

Tra le prime vittime in ambito cattolico locale, per la rappresaglia del 27 gennaio ’44, abbiamo già raccontato la storia di Zosimo Marinelli (2), anch’egli da annoverare tra coloro che fecero propaganda contro l’arruolamento nelle forze della R.S.I. dei giovani di leva, che egli aiutò a nascondersi e ad organizzarsi nei primi gruppi di Resistenza (tra i giovani c’erano anche il figlio Gino ed il nipote Mario).

Ancora nel Modenese Don Zeno Saltini, fondatore dell’Opera “Piccoli Apostoli”, coraggiosa voce anticonformista, arrestato una prima volta dalle autorità fasciste dopo l’8 settembre del ’43 e liberato poi a furor di popolo dai suoi parrocchiani, che dovette comunque trasferirsi clandestinamente oltre il fronte, nell’Italia meridionale, con un gruppo dei ragazzi da lui assistititi, quando la sua posizione si fece insostenibile.

A giugno 1944 invece si annoverano i casi dei primi parroci deportati nel nostro territorio:  Don Giuseppe Elli, cappellano presso il carcere di San Giovanni in Monte a Bologna, in aprile inviato a Fossoli, poi deportato il 21/6/’44 in Germania, prima a Mauthausen poi a Dachau, colpevole di “umanità”, per aver consegnato fuori dal carcere la lettera di un detenuto ed aver trattato con pietà i carcerati. Deportati in Germania, nel modenese, furono anche Don Sante Bartolai e don Giovanni Tavasci.

Gli episodi precedenti
Lapide collocata in via Monaldo Calari 4 a Bologna, in ricordo di Don Elli.
Gli episodi precedenti
La Chiesa di San Rocco, a Bologna, dove visse Don Elli.

 

 

 

 

 

 

 

 

Oltre ai sacerdoti, anche tanti giovani dell’Azione cattolica saranno tradotti in Germania, come il bolognese Alfonso Melloni, presidente della GIAC (Gioventù Italiana di Azione Cattolica) negli anni della guerra, portato a Chemnitz. La lista sarà destinata ad allungarsi poi, nei mesi successivi.

Infine, nella fucilazione del 20 settembre 1944, con gli altri detenuti destinati alla rappresaglia presso il Poligono di Tiro a Borgo Panigale furono selezionati due parroci, don Ildebrando Mezzetti, titolare di una parrocchia nel Bolognese, ed un giovane sacerdote modenese, don Natale Monticelli.

 

 

(2) Vedi capitolo “La terza fucilazione”, §.3.8.

 

 

 

 

 

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