Biondi Marcello, un “disperso” ritrovato.

 

Biondi Marcello, un “disperso” ritrovatoBIONDI MARCELLO

Dati dichiarati sul foglio-matricola del carcere di San Giovanni in Monte di Bologna, oggi confermati:
Padre : Cesare ; madre: Gianneschi Maria Fausta
Nato a: San Marcello Pistoiese (PT), il: 26-7- 1921
Residente a San Marcello Pistoiese, di professione bracciante
Stato civile: celibe; studi: 5.a elementare.
Arrestato il 13-8-1944 a Monte Oppio, entrato a San Giovanni in Monte l’11-9-1944, consegnato da un militare (firma illeggibile) della Feldpolizei 610 (G.F.P.), per rimanere a disposizione del Tribunale Militare Tedesco (vedi foto).

Fino all’ ottobre 2017, a più di settant’anni  dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale, per la sua famiglia Marcello Biondi era rimasto un “disperso”, uno dei tanti italiani che non avevano più fatto ritorno alle loro case e dei quali non era stato possibile conoscere le reali circostanze della scomparsa, nonostante i tanti tentativi di ricerca messi in atto, anche sollecitando la collaborazione di istituzioni pubbliche e religiose.

Il suo nome e la sua foto in divisa da carabiniere avevano perciò affiancato gli altri nomi e le altre foto di una trentina di giovani della montagna pistoiese, in una cappellina a Bardalone, presso Campo Tizzoro (PT), costruita nel 1976 con la volontà di onorare il ricordo e dare una tomba confortata dal pianto dei familiari a chi non l’aveva potuta avere, perché strappato dalla propria terra, trascinato chissà dove e caduto in luoghi rimasti sconosciuti.

Biondi Marcello, un “disperso” ritrovato
La cappellina eretta a Bardalone

Biondi Marcello, un “disperso” ritrovato

 

 

 

 

 

 

Era stato un tedesco a dare alla famiglia le ultime notizie su Marcello Biondi, affermando che il giovane era stato destinato a Le Regine, il cantiere degli operai forzati della Todt, situato sulle pendici dell’Abetone, dove veniva radunato il bestiame requisito dai nazisti nelle terre attorno. Era il 19 agosto 1944 e Marcello era prigioniero dei tedeschi già dal 13 agosto, quando era stato catturato di domenica mattina mentre faceva la guardia al podere Guaime, intorno al Monte Oppio, tra  Bardalone e Limestre ( San Marcello Pistoiese ).

I Biondi erano una famiglia di contadini molto numerosa: il padre Cesare aveva avuto tredici figli, otto maschi e cinque femmine e Marcello era il terzultimo, nato dalla seconda moglie, Maria Fausta “Faustina”. Tutti lavoravano come mezzadri inizialmente al servizio della famiglia Turri, proprietaria di gran parte delle terre comprese tra Campotizzoro e San Marcello Pistoiese e fondatrice delle industrie per la fusione e la lavorazione del rame, che avevano fatto della zona uno dei poli più importanti del settore a livello nazionale. Poi erano passati alle dipendenze degli Orlando (ramo familiare collaterale del politico Vittorio Emanuele Orlando, più volte Presidente del Consiglio italiano), subentrati ai Turri nel ’36, quando ne avevano acquistato tutti i poderi situati nella vallata del Limestre, dopo aver assunto il controllo della S.M.I., la Società Metallurgica Italiana, che durante la seconda guerra mondiale e soprattutto dopo l’8 settembre, era divenuta strategica per la produzione di munizioni ed armamenti, tanto che l’esercito tedesco aveva collocato nella frazione di Maresca la sede di un suo comando poi di un temporaneo quartier generale di Albert Kesselring, dopo il trasferimento da Monsummano il 14 luglio 1944.

L’estate del ’44 è un momento cruciale per la Toscana: inizia la controffensiva tedesca sulla Linea Gotica, per reagire alle pesanti perdite subite da parte degli alleati, che guadagnano terreno, e per contrastare l’azione partigiana, che trova appoggi crescenti tra la popolazione e causa danni ad uomini e cose, mediante sabotaggi ed attentati

Biondi Marcello, un “disperso” ritrovato

alle forze della Wehrmacht. I tedeschi, incattiviti dall’ostilità che li circonda, infieriscono su partigiani e civili: tra il 12 e il 13 agosto sui rilievi appenninici limitrofi si consumano una serie di eccidi negli sparsi casolari e tra gli agglomerati di case che vengono investite da feroci rappresaglie (Sant’Anna di Stazzema, Fucecchio, ecc). Sempre il 12 agosto, nei pressi di Fiesole, tre carabinieri, che hanno obbedito ai comandi e stanno contrastando l’azione tedesca per favorire l’avanzata alleata, vengono fucilati.

Anche Marcello Biondi, inizialmente inquadrato nel corpo degli Alpini, era entrato nei carabinieri, e a 23 anni aveva già alle spalle la partecipazione alla tragica spedizione italiana in Russia, da cui era stato rimpatriato a causa di un parziale congelamento agli arti inferiori, che lo aveva costretto ad un lungo periodo di convalescenza presso l’ospedale di San Giovanni in Persiceto (BO). Quando era tornato a casa, era stato messo a  guardia dello stabilimento S.M.I. di Limestre, mentre la sua famiglia fin dallo scoppio della guerra era stata costretta a cedere il podere di Pelliccia ed accettare quello di Belvedere “per mancanza di braccia”: solo due fratelli maschi infatti erano stati esentati dal servizio militare perché occupati alla S.M.I, gli altri erano stati chiamati tutti sotto le armi e alle traversie di Marcello si erano aggiunte quelle dei più grandi, uno finito prigioniero in Algeria, l’ altro prigioniero in America.

Biondi Marcello, un “disperso” ritrovato
Marcello Biondi dopo il rientro dalla Russia, con lo scarpone aperto sul piede congelato.

 

L’armistizio e l’occupazione tedesca poi avevano sparigliato le carte. Nello sbandamento generale del nostro esercito solo l’Arma dei Carabinieri ricevette pochi ma chiari ordini dal proprio comando; Marcello si attenne alle disposizioni di non collaborare coi tedeschi e di non consegnare le armi, in una zona che ormai era di scontri e guerra aperta tra occupanti, alleati, partigiani e civili inermi. Iniziò a fare da portaordini per i partigiani della zona, senza consegnare la sua pistola d’ordinanza, come invece imponevano i bandi emanati da Kesselring.

Probabilmente a seguito di una spiata, i tedeschi si misero sulle sue tracce, sospettandolo di far parte delle forze partigiane, che sapevano di avere attorno numerose, e pretendendo la consegna delle armi.

La sorella Alfisa, allora poco più che quindicenne, in una testimonianza rilasciata nel 2007, ricordava che il giorno dell’arresto del fratello, le S.S. si recarono nel podere del Belvedere e rovistarono dappertutto in cerca di armi, aprendo perfino i materassi. Non trovarono nulla, ma da quel giorno la pistola di Marcello, che era stata “rimpiattata” nella gabbia dei conigli, fu sepolta proprio dalla ragazzina in una buca scavata vicino al fiume, dove rimase fino a che, dieci giorni dopo circa, un partigiano la venne a recuperare.

Anche Alfisa il lunedì successivo, 14 agosto, fu prelevata dai tedeschi, portata al Comando e interrogata per due giorni sulle attività del fratello. Quando le dettero il permesso di portargli da mangiare, fu l’ultima della famiglia a vederlo vivo, dietro le sbarre, steso sopra un pagliericcio, tenuto prigioniero in una cella della caserma dei Carabinieri di Campo Tizzoro. Marcello chiese alla sorella che la madre gli facesse fare il “tesserino del Kaiser” dal capo della vigilanza dello stabilimento S.M.I. di Limestre.

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Seppero poi che Marcello era rimasto nella caserma fino al 17 agosto e che era stato spostato a Mammiano, poi sulla sua sorte si rincorsero soltanto delle voci: si parlò di un suo trasferimento verso Bologna agli inizi di settembre (il 5), per scortare il bestiame requisito, di un suo coinvolgimento in un “fatto partigiano” non ben identificato, infine di lui non si seppe più nulla.

A liberare San Marcello Pistoiese con gli alleati arrivarono nell’autunno/inverno del ‘44 i Brasiliani, che si stanziarono per un certo tempo nel pistoiese, ben accolti dalla popolazione. Un cimitero con i resti dei loro militari caduti rimase nei pressi della montalese, finché, terminati gli eventi bellici, non venne in gran parte smantellato per riportare in patria le salme. I Brasiliani si integrarono tanto bene con la popolazione locale, che nacquero anche tanti amori, alcuni dei quali sfociarono nel matrimonio. Anche una sorella di Faustina, la madre di Marcello, maritò un brasiliano e migrò. Nel ’47, infine, anche Cesare e sua moglie, con la figlia più piccola Palmira, abbandonarono il paese per raggiungere il Brasile, emigrando in una terra che sembrava promettere più di quanto non avesse mai dato loro l’Italia.

Biondi Marcello, un “disperso” ritrovato

A San Marcello Pistoiese rimase la sorella Alfisa, coniugata Gualandi, a Maccaretolo di San Pietro in Casale la piccola Liliana accanto alla madre Adelia Casanova, la giovane operaia di Cento, che  durante la guerra insieme al padre aveva trovato impiego nella fornace Sarti di Limestre e che, ospite dai Biondi, si era fidanzata con Marcello e nel settembre del 1944 avrebbe dovuto sposarlo. Furono loro a continuare le ricerche di Marcello, ma col tempo dovettero rassegnarsi a non ottenere risposte certe che spiegassero la sua scomparsa.

In realtà qui a Bologna Marcello Biondi una tomba l’ebbe, per volontà del sindaco Dozza, che deliberando con la sua giunta di erigere il Monumento Ossario ai Caduti della Resistenza, inaugurato il 31 ottobre 1959, intese celebrare tutte le vittime della violenza nazifascista, sia coloro che la memoria partigiana  della  nostra  provincia  ben  conosceva  ed era stata in grado di identificare con precisione, sia tutti coloro di cui era

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rimasto solo il nome e poche generalità sui documenti cimiteriali ( il caso di Marcello Biondi ), sia i  corpi  di coloro che non avevano conservato nemmeno il nome.

Passati settant’anni dalla fine della guerra, per i ricercatori  è stato possibile accedere a dati degli archivi istituzionali finora preclusi, che hanno permesso di riallacciare alcuni fili spezzati della memoria : i ricordi custoditi dai familiari rimasti, della figlia Liliana, che ha perso la madre Adelia da un anno e mezzo, del nipote Claudio, figlio di Alfisa, che purtroppo è venuta a mancare nel settembre scorso, appena un mese prima che noi li rintracciassimo; la memoria della Resistenza bolognese e delle vittime delle fucilazioni al Poligono di tiro, tra le quali si annoverava il nome di Marcello Biondi, senza che però si fosse mai sostanziato finora di dati più articolati e precisi che ne confermassero identità,  ruolo nelle vicende resistenziali, con ciò rischiando di destituire di credibilità la verità della sua stessa esistenza.

Biondi Marcello, un “disperso” ritrovato

Bibliografia e sitografia :

– matricola carcere di San Giovanni in monte Bologna

– ricerche documentarie presso gli uffici anagrafici del Comune di San Marcello Pistoiese

– Daniele Amicarella  Campo Tizzoro 1944.Immagini e testimonianze di una storia sulla linea gotica.

www.comune-sanmarcellopiteglio.info

http://www.regione.toscana.it/ enti-e-associazioni/cultura

http://www.toscananovecento.it

http://www.istoresistenzatoscana.it/archivio.html

http://www.carabinieri.it

– Le testimonianze di Liliana Casanova e Claudio Gualandi, raccolte nell’ottobre 2017.

Si ringrazia per la cortesia e disponibilità il personale dell’Ufficio anagrafico del comune di San Marcello Piteglio, in particolare la Sig. ra Valentina.

Il foglio matricola di Marcello Biondi al Carcere di San Giovanni in Monte di Bologna.

Biondi Marcello, un “disperso” ritrovato

Biondi Marcello, un “disperso” ritrovato
La tomba di Marcello Biondi alla Certosa di Bologna, nel monumento Ossario ai Caduti della Resistenza.
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