La fucilazione del 26 giugno 1944.

In questo clima il Poligono di tiro cittadino continua ad essere lo spazio privilegiato per altre esecuzioni capitali di gruppo, di cui ancora viene informata la popolazione tramite manifesti affissi ai muri della città e sui due giornali cittadini “Il Resto del Carlino” e “L’Avvenire”. La pubblicità riservata alle esecuzioni ed alle rappresaglie ha scopo deterrente e intende  scoraggiare qualsiasi connivenza dei cittadini comuni con coloro che sono indicati come “terroristi”,” ribelli”, “bande”, “nemici della patria”, ecc.

La fucilazione del 26 giugno 1944
Il manifesto della fucilazione del 26-6-’44.Fondo Filippo D’Aiutolo –Istituto Parri Bologna

 

Nei primi giorni del luglio 1944 (dopo l’8 luglio, a voler dar retta al timbro del permesso d’affissione)  sono nuovamente diffusi tra Bologna e Modena manifesti bilingui italiano/tedesco, che danno notizia di un’altra fucilazione avvenuta il 26 giugno 1944,  “per ordine del Capo della Polizia di Sicurezza e del servizio per la sicurezza in Italia”, cioè l’Ausserkommando tedesco di Bologna, come dichiara lo stesso manifesto.

Vittime dell’esecuzione, stavolta sono quattro modenesi e un romagnolo: “Carlo Campioli, nato l’1-7-1925 a Modena, abitante a Modena, Carlo Ferrari, nato il 2-10-1922 a Modena e abitante a Modena, Aldo Giberti, nato il 20-5-1918 a Serramazzoni, abitante a Serramazzoni, Bruno Prandini nato il  5-4-1925 a Maranello e abitante a Maranello, Albo Sansovini, nato il  3-1-1925 a Forlì, abitante a Forlì .”

Subito sotto i loro nomi il volantino riporta i fatti loro imputati che hanno determinato la loro esecuzione sommaria : “Essi appartenevano ad una banda comunista ed hanno preso parte a degli assalti a mano armata. Sono stati catturati con l’arma in pugno, con la quale hanno opposto resistenza. In seguito agli attentati commessi negli ultimi tempi su persone tedesche, italiane e su Comandi, i sunnominati sono stati fucilati per punizione.”

Il manifesto termina con la usuale minaccia rivolta alla popolazione italiana : “ Ogni appartenente a bande, ogni sabottatore (sic !) e ogni attentatore che sarà catturato seguirà la stessa sorte.”

In un’analisi –diciamo così- “semantica” del testo, non si parla di sentenza, né di condanna a morte, né viene indicata una responsabilità precisa e ben identificabile per i fucilati, sono passati per le armi  “per punizione” e devono servire da esempio perché nessun altro italiano si azzardi a contrastare l’autorità tedesca d’occupazione.

Gli attentati per i quali pagano i quattro modenesi ed il giovane romagnolo possono perciò essere solo individuati attraverso le cronache locali, che tra le provincie di Modena e Bologna ripropongono un clima di repressione punitiva, ma anche di incessante attività partigiana, che prende alla lettera l’invito del generale inglese Alexander, ricordato nel proclama di Kesselring, sopra riportato.

Dunque, sia nel Modenese sia a Bologna si erano verificati episodi di aggressione alle forze nazifasciste: dopo il 20/6 a Zocca era stata effettuata un’incursione notturna con morti, tra cui il Segretario comunale, e feriti tra fascisti ; sempre a Zocca il giorno dopo era stata attaccata la caserma delle G.N.R, erano stati uccisi diversi militi oltre al reggente del fascio locale ; a Fossoli di Carpi c’era stato un attentato ad un treno militare tedesco, che ne aveva causato il parziale deragliamento, provocando morti e feriti e per il quale la rappresaglia era già scattata anche contro ostaggi locali ; in località Cerretta, nei pressi di S. Andrea Pelago,  per due giorni consecutivi erano scattate imboscate contro automezzi tedeschi, il primo dei quali era stato incendiato dopo l’uccisione dell’autista.

A Bologna tra la fine di maggio e l’inizio di giugno erano avvenuti diversi attentati e fatti di sangue ai danni di nazifascisti, di cui il “Carlino” aveva dato notizia il primo giugno : l’assassinio dello squadrista bolognese Quirico Soverini, avvenuto nella notte del 30 maggio a Monfestino di Serramazzoni, in provincia di Modena, ucciso “da un gruppo di ribelli” mentre stava rincasando ; quello del tenente della Guardia Repubblicana Azeglio Milleri, alle 8 di mattina del 31 maggio in via Toscana, ad opera di “tre individui montati su bicicletta”.

L’11 giugno il giornale aveva poi informato dell’esplosione di un ordigno il 9 giugno nella platea del cinema “Imperiale” a Bologna, che aveva ucciso Ivo Angiolini, agente della polizia ausiliaria, e Isidoro Baroni e provocato undici feriti; contemporaneamente si dà nota di atti di sabotaggio alle linee telefoniche delle Forze Armate Germaniche, per le quali erano state applicate “pene pecuniarie e misure espiatorie” ai comuni di Bologna e Loiano, come previsto dalle nuove disposizioni Kesselring. Nella seconda metà di giugno avvengono l’uccisione di Walter Avanzini del Comando della Polizia Ferroviaria della Stazione Centrale, l’attentato mortale ad Attilio Borghesani della Polizia Ferroviaria e l’uccisione del milite della G.N.R. Francesco Covatic.

 

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