La fucilazione.

Il 22 Settembre 1944 “Il Resto del Carlino” riportò la notizia della fucilazione avvenuta al Poligono di tiro di Bologna di “undici sovversivi, confessi di atti di terrorismo”, come “contromisura”, cioè rappresaglia, perché si erano “verificate alcune proditorie aggressioni contro soldati germanici”, affermando che erano stati giustiziati individui colti in flagranza di reato, che avevano confessato di aver appartenuto a centri sovversivi e di aver partecipato ad atti di sabotaggio. Di essi oltre a non riportare i nomi, non venne data alcuna indicazione, tranne che si trattava di “gruppi di comunisti e di partigiani responsabili di parecchi assassinii”, colti in azioni che erano costate la vita a soldati tedeschi.

Conserviamo tuttavia memoria di quel che avvenne, grazie alla testimonianza di una donna, una partigiana ferrarese, arrestata e detenuta a san Giovanni in Monte in quei giorni, poi destinata alla deportazione in Germania, Cerere Bagnolati. In una intervista rilasciata nel 1995 e riportata integralmente in appendice al testo Essere donne nei lager a cura di Alessandra Chiappano, si legge (riportiamo fedelmente il parlato evidentemente registrato) :

«…E poi mi hanno mandato a Bologna come ostaggio sotto i tedeschi. A Bologna una bella mattina

La fucilazione
La notizia della fucilazione sul “Resto del Carlino” del 22-9-‘44

 

han trovato due tedeschi morti, nella notte sono venuti i tedeschi e ci han portati via noi in venti come ostaggio, diciannove uomini ed io, ci portano nel piazzale del carcere e c’era un tedesco che passa in rivista, ero l’ultima della fila, c’era un repubblichino con loro, uno dei fascisti che erano al servizio di loro e tradivano i suoi compagni italiani; mi viene davanti e mi dice – il mio nome lo sbagliano e invece di dir Cerere dicono sempre Cesare- si volta verso di me e dice qualcosa per farmelo capire se sono un uomo o se sono una donna. Come un uomo? Sono una donna. Allora mi guarda da capo a piedi non era neanche un tedesco era un austriaco –mi guarda e fa:” raus”, mi manda via. Gli altri li han fucilati, a me mi han mandato via; sono andata ancora in carcere e dopo l’indomani mi son venuti a prendere e mi han portato prima a Verona, poi da Verona a Bolzano e in campo di concentramento.» (pag.249)

La fucilazione

La fucilazione
Cerere Bagnolati in due foto diverse: nella seconda il suo taglio di capelli alla maschietta, che confuse i nazisti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E ribadisce, qualche pagina più avanti (pag. 256):

«E’ andata così e son finita in Germania. Prima m’han portato a Bologna però, eh? Lì mi hanno scambiata per un uomo, perché mi hanno chiamata Cesare invece di Cerere. Quando mi son trovata con 19 uomini davanti al plotone d’esecuzione, fra i quali c’era anche il padre della Dragoni di Argenta, c’era un capitano tedesco, ma era un austriaco -son diversi gli austriaci- c’era un repubblichino con lui, che parlava il tedesco e gli ha detto:la signora è una donna o un uomo ? perchè il nome era sbagliato. Una donna, gli ha detto. Allora mi ha guardato da capo a piedi e mi ha fatto : Raus! mi ha mandato via. Gli altri li han portati via, li hanno fucilati non so dove, io sono tornata dentro in cella.»

In due punti diversi dell’intervista Cerere Bagnolati afferma che insieme a lei gli uomini coinvolti nella rappresaglia furono 19, che lei –ventesima- era stata esclusa perché donna, ma che tutti gli altri erano stati condotti al plotone d’esecuzione. Anche in altri punti dell’intervista Cerere ritorna sullo stesso episodio per citare altri particolari (riferiti ad esempio ad un tal Guerzoni-partigiano bolognese, che era stato compreso nei 19, ma che sarebbe stato fatto scappare dal camion che li trasferiva al luogo della fucilazione, perché aveva collaborato e denunciato alcuni suoi compagni), senza smentire mai la sua ricostruzione originaria.

I registri dell’Archivio storico del Comune di Bologna, come da quadro anticipato al § 7.1., non sono d’aiuto : la fucilazione non risulta registrata  in quanto tale e i nomi delle vittime, che abbiamo desunto dalle matricole del carcere e affidandoci a quanto scritto sotto la voce ‘Mazzetti don Ildebrando’ nel libro verde dell’antifascismo bolognese ( che ribadisce il numero complessivo di 11, probabilmente seguendo la notizia del “Carlino”) appaiono annotati alla spicciolata nel tempo, prima come sconosciuti, colpiti da armi da fuoco, poi riconosciuti e nuovamente registrati con il loro nome, se e quando riconosciuti. Poniamo pertanto il problema, senza avere per il momento documenti o strumenti per decidere come vada risolto.

 

 

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