Fucilazioni e rappresaglie del settembre ‘44

Nel mese di settembre ci furono almeno quattro fucilazioni: la prima, il 16 settembre, furono fucilati (almeno) tre giovani, Roveno Marchesini, Ada Zucchelli e Irma Pedrielli, a seguito dei fatti di via Ponte Romano, trattati nel capitolo precedente (6.0.); quella del 23 settembre, con la fucilazione degli otto esponenti del Partito d’Azione, l’evento  senza dubbio più conosciuto e che coinvolse maggiormente la stampa e l’opinione pubblica cittadina, tanto da far decidere la autosospensione/chiusura del quotidiano cattolico “L’Avvenire”(vedi capitolo successivo, 8.0.); infine le altre due fucilazioni, il 20 e il 30 settembre, che furono rappresaglie in cui persero la vita almeno 24 persone, detenute a San Giovanni in Monte.

 In effetti con la fine dell’estate ci sarà la rottura di equilibri e prassi precedenti, che attraverso frizioni e tensioni tra le varie forze in campo, condurranno ad un avvicendamento di figure ai vertici sia delle istituzioni cittadine e del fascismo locale sia delle autorità germaniche, che detteranno una nuova linea, decisamente più dura e intransigente e assai meno vincolata da scrupoli di legge nella repressione dell’antifascismo, moderato e/o radicale che fosse.

In piena estate, il 3 agosto 1944, si costituirono anche a Bologna le Brigate Nere (BBNN), che il duce aveva istituito con Decreto Legislativo della Repubblica Sociale il 30 giugno 1944, su proposta del Ministro Segretario Nazionale del PNF Alessandro Pavolini.

Questo sarà il passo decisivo verso la piena militarizzazione del PNF, mediante il quale tutti gli “iscritti al PFR, di età compresa fra i 18 e i 60 anni e non appartenenti alle altre Forze Armate della Repubblica” venivano trasformati in componenti del “Corpo Ausiliario delle Squadre d’Azione delle Camicie Nere”(volgarmente denominate Brigate Nere-BBNN), a cui erano attribuiti compiti di “difesa dell’ordine della Repubblica Sociale Italiana” e di” lotta contro i banditi e i fuori legge”, cioè di lotta antipartigiana. “Il Corpo” delle Brigate Nere era “sottoposto alla Disciplina Militare e al Codice Penale Militare del tempo di guerra”, al suo interno si entrava in seguito a domanda volontaria, impiegati a seconda della propria idoneità fisica, nello svolgimento di un servizio considerato a tutti gli effetti sevizio militare. Le Brigate Nere furono poste sotto il comando di Alessandro Pavolini – quale segretario nazionale del PFR –, che in una circolare, inviata il 25.6.1944 ai segretari federali, dichiarò subito che: «Nelle azioni antiribelli, le squadre non fanno prigionieri». Le brigate nere, inoltre, non furono collocate alle dipendenze del governo della Repubblica Sociale Italiana, ma di Karl Wolff, il comandante delle SS in Italia.

A Bologna, con sede in via Magarotti (oggi via dei Bersaglieri), operò la 23ª brigata nera, che prese il nome da Eugenio Facchini, il federale giustiziato dai partigiani in gennaio ed ebbe come Primo comandante Pietro Torri; furono istituite anche alcune squadre della 3ªbrigata nera mobile “Attilio Pappalardo”, al comando di Franz Pagliani, il professore universitario della Facoltà di Medicina, nominato da Alessandro Pavolini Ispettore Regionale per l’Emilia del PFR, uomo di fiducia di Mussolini e dei Tedeschi dal momento della loro occupazione della città, dopo l’8 settembre del ’43. Ricordava Nazario Sauro Onofri che «L’ufficiale Theo Kenda, che comandava i reparti tedeschi che avevano occupato Bologna, si recò di persona nel carcere di San Giovanni in Monte, dove Pagliani era detenuto, e dopo averlo liberato gli disse «Voi dovete rappresentare i fascisti di Bologna».»  Suoi collaboratori furono Goffredo Coppola ed Enrico Cacciari, oltre al già ricordato Pietro Torri. Fu il principale esponente dell’ala più oltranzista del fascismo locale, mentre gli esponenti più moderati si raccolsero attorno a Giorgio Pini.

Fu Pagliani però ad orchestrare le principali nomine sulle cariche del fascismo locale, a partire dalla segreteria della federazione di Bologna, per la quale inizialmente propose Aristide Sarti, per chiederne l’allontanamento pochi mesi dopo – si dice per dissapori tra Sarti ed Arpinati, a cui Pagliani rimase sempre legato, anche quando quest’ultimo entrò in rotta di collisione con la RSI (Repubblica Sociale Italiana). Dopo l’uccisione di Eugenio Facchini, che aveva sostituito Sarti, aprirà la strada ad un suo fedelissimo, Torri, che diventerà reggente il 31 gennaio ‘44, a cui affiancherà come vice Vito Ricci, nominato il 24 febbraio. Torri si vedrà confermato alla carica di segretario il 1 aprile (come abbiamo già visto nel paragrafo 4.3.) e il 2 giugno poté scegliere i suoi vice: Leandro Lembo (sostituito il 21 luglio da Giovanni Battista Cosimini), Araldo Rapparini, Pietro Polverini, Victor Hugo Spaccialbello e Fabio Roversi Monaco.

A capo delle BBNN, cioè, si collocarono gli elementi più intransigenti e violenti del fascio bolognese, in diretto rapporto di collaborazione con il comando delle forze della polizia di sicurezza e del servizio di sicurezza SS di Bologna, che -a sua volta- dal 1° agosto mutò di direzione, affidata al capitano delle SS Hugo Gold, già in servizio a Genova e Firenze, dove aveva collaborato con la famigerata Banda Carità, come l’altro ufficiale subentrato, il tenente delle SS Karl Weissmann, di origine austriaca. Con loro nel comando furono compresi pure il tenente Werner Haftmann e il sergente Hermann Prader, con responsabilità circoscritte agli interrogatori e alla gestione dei prigionieri. Alle dipendenze dell’Ausserkommando anche il sergente maggiore Pustowka, che con i primi due è oggi additato come principale responsabile delle pratiche “eliminazioniste” che saranno attuate tra il dicembre ’44 e la primavera ’45 anche a Bologna e porteranno alla morte a San Ruffillo e sui nostri colli tanti partigiani, detenuti o catturati.

Fucilazioni e rappresaglie del settembre ‘44
Al centro il capitano Hugo Gold comandante del presidio delle SS tedesche operanti a Bologna.Fondo Arbizzani-Istituto Parri.

 

Sempre nel quadro del nuovo assetto raggiunto a livello locale a fine estate, fu importante l’avvicendamento tra il questore Tebaldi, che venne trasferito a Trieste e portò con sé Tartarotti e gli uomini della Cas, e il subentrato Marcello Fabiani, a partire dal 16 settembre 1944. Fabiani a sua volta aveva fama di fanatico e di violento, fama che si era guadagnata a Roma dove aveva fatto parte di un altro tristemente noto gruppo fascista, la banda Pollastrini (vedi più avanti, cap. 11), implicata in gravi violenze alle persone, ma anche in  malversazioni nella cosa pubblica.

La notizia sul "Carlino" del trasferimento a Trieste del Questore Tebaldi.
La notizia sul “Carlino” del trasferimento a Venezia del Questore Tebaldi, pubblicata venerdì 15 settembre 1944.

 

Su tutti questi uomini graverà il peso delle scelte fatte da qui alla fine dell’inverno, anche se Frido Von Senger, il 28-1-’45 chiederà e otterrà la sostituzione dei soli responsabili fascisti (Torri, Pagliani e Fabiani), attribuendo a loro e solo a loro la responsabilità del complessivo clima di terrore ed illegalità in cui precipitò la città.

Chiudi il menu