Rolando Zoboli

Rolando Zoboli
Rolando Zoboli-Anpi Modena

 

Nato il 1°marzo 1920, a Nonantola, da Sante e Cesira Zoboli, Rolando Zoboli frequentò le scuole elementari fino alla quarta classe. Visse stabilmente a Nonantola insieme alla sua famiglia, facendo poi il bracciante.

Alla chiamata di leva il giovane nonantolano fu assegnato alla R.(Reale) Aeronautica, ma messo a disposizione del R.(Regio) Esercito, quindi dichiarato in congedo illimitato l’8 luglio 1939. Ma l’8 gennaio del 1941 fu richiamato alle armi e assegnato al 5° settore di Copertura, XV Corpo d’Armata “Genova”, impiegato nella media Valle del Roja, al confine con la Francia, avviato per l’addestramento al 15° Reggimento Genio. Dal 23 febbraio del ’41 poi, fu inviato al 1° Reggimento del Genio per l’addestramento in qualità di ‘meccanico elettricista’. Rientrato il 25 febbraio ’41 al V settore di copertura di Guardia alla Frontiera, venne collocato in congedo illimitato il 19 ottobre del ’41, ai sensi della Circolare Ministeriale N°. 149700/52-1-1 dell’11 agosto ’41, perché un suo fratello era morto per cause dipendenti dal servizio militare.

Il suo ritorno a casa, che fu ribadito dalla sua iscrizione sul ruolo 115 della forza militare in congedo del Distretto di Modena –G. a F. il 6 febbraio 1942, durò però appena un mese, fino all’ 11 marzo 1942, quando l’esercito si accorse che se anche la sua famiglia aveva perso un figlio in guerra, Rolando poteva comunque esserle sottratto, perché un altro fratello, Fioravante, della classe 1909, in casa ce l’avevano ancora.

Rolando perciò dovette ripartire e fu inizialmente destinato al 1° settore di copertura, nella bassa valle del Roja, vicino a Ventimiglia, sempre al confine con la Francia, nell’Arma del Genio, il 14 aprile del ’42, poi di nuovo spostato al 5° Settore, finchè il 10 luglio del ’42 venne trasferito al 7° Reggimento in Firenze, essendo stato nuovamente trattenuto anch’ egli alle armi.

Il 24 luglio del ’42 venne destinato alla 301ª Legione, dove rimase fino all’8 settembre del ’43, quando anche lui si sbanderà insieme al resto dell’Esercito Italiano, lasciato senza ordini dai Comandi, all’annuncio dell’armistizio con gli alleati. E’ probabilmente tra l’estate del ’42 e l’armistizio che Rolando Zoboli partecipa alla guerra in Africa, come attesta A. Vaccari (5), ma a questo proposito non sappiamo nulla di più.

Rolando Zoboli
Particolare della matricole militare di Rolando Zoboli-Archivio di Stato di Modena

 

7.11.6. I due cugini nella Resistenza.

Una testimonianza diretta della presenza dei due cugini di Nonantola in una formazione partigiana e della loro partecipazione alla lotta di liberazione l’abbiamo nel volumetto di memorie sulla Resistenza nel Modenese, intitolato “Per vivere liberi. Il contributo di Nonantola alla lotta partigiana in montagna, vissuto e raccontato da Regina (Augusto Vaccari)”, pubblicato nel 1995, in occasione del cinquantesimo anniversario della Liberazione.

Secondo questa testimonianza i due cugini, insieme ad altri sette/otto giovani, da Nonantola avevano deciso di raggiungere i partigiani della Divisione Modena Montagna che avevano dato vita alla repubblica di Montefiorino. Lì Alberto Cajumi e Rolando Zoboli, insieme a Giuseppe Zoboli, a Dario Ascari, a Mario Miglioli ed altri ancora, erano stati accolti dai compaesani Carlino, William e Pancho (rispettivamente Elpidio Ballotta, Carlo  Zoboli, Franco Bolelli) chiamati dal comando per dare informazioni ed evidentemente garanzie sui neoarrivati, che furono poi aggregati alla formazione di Fulmine (Otello Cavalieri), ma che già risultavano inseriti da tempo nelle fila della Resistenza in pianura, dove avevano dato un contributo alla guerriglia con atti di sabotaggio, assalti alle linee telefoniche e ferroviarie, azioni per sottrarre armi ai nazifascisti.

Vissero l’esperienza della repubblica di Montefiorino tutta intera (vedi § 7.8.1), sia nella fase esaltante dei primi tentativi di gestione democratica dell’amministrazione del territorio sotto il controllo partigiano, sia quella drammatica di inizio agosto, in cui ci fu l’attacco tedesco che mise fine alla I fase della Repubblica partigiana, con la conseguente dispersione degli uomini sopravvissuti verso la pianura, dopo l’ordine di sganciamento dato dal Comando.

I due cugini riconfluirono verso Nonantola, ma vennero scoperti e catturati: prima Rolando, che fu preso il primo settembre, poi, il giorno dopo, 2 settembre 1944, Alberto. Entrambi risultano arrestati a Nonantola –come si può costatare dalla loro matricola di entrata nel carcere di San Giovanni in Monte.

Secondo la testimonianza dei familiari, Alberto Cajumi dovette essere arrestato una prima volta già verso la prima metà di agosto per essere rinchiuso nel carcere di Vignola, da dove pare però che fosse fuggito, e probabilmente la stessa cosa dovette capitare anche al cugino Rolando, dato che i due giovani condivisero fino all’ultimo la stessa sorte. Se riuscirono a fuggire, furono poi ripresi agli inizi di settembre. Ma di questo non abbiamo riscontri documentari almeno al momento; riteniamo tuttavia che furono queste testimonianze a far fissare erroneamente finora la data della loro morte al 15 agosto 1944.

Invece, da Nonantola, essi furono trasferiti a Bologna, dove vennero internati nel carcere cittadino a partire dal 15 settembre, provenienti dalla “Camera di sicurezza”, con ogni probabilità nel presidio SS di via Santa Chiara, dove di solito i prigionieri dei nazisti venivano interrogati, torturati e talvolta processati. Nel carcere di San Giovanni in Monte giunsero, accompagnati da un agente di P.S., tale “La Manna” -come risulta dalla firma di consegna sulla matricola d’entrata di ciascuno-per ordine del Comando SS e lì furono tenuti nella disponibilità del Comando SS, l’autorità che poi decise ed attuò la rappresaglia.

 

Le matricole d’entrata ed uscita da San Giovanni in Monte di Alberto Cajumi.

 

Cinque giorni dopo, infine, il 20 settembre 1944, furono selezionati insieme ad almeno altri nove detenuti e condotti alla fucilazione nel Poligono di tiro di Bologna, nel quartiere periferico di Santa Viola, oggi via Agucchi 98. Abbiamo più volte descritto il meccanismo che fu ripetutamente usato dai nazifascisti per prelevare dalle carceri bolognesi le vittime delle rappresaglie: si fingeva un falso rilascio dei detenuti, a cui veniva fatto firmare il foglio matricolare d’uscita dal carcere, ma in realtà non li si lasciava liberi, bensì, accompagnati da agenti di P.S. o S.S. e caricati su di un furgone, venivano portati davanti al plotone di esecuzione, per essere fucilati. Così accadde anche per i due giovani di Nonantola, Rolando ed Alberto, che insieme ai due sacerdoti Don Mezzetti e Don Monticelli, anche quest’ultimo di origine modenese e collegato ai fatti di Montefiorino, ai due ferraresi Dragoni e Magoni, a Contri e Bugatti, Corrado Scardovi e Walter Stefani, al pistoiese Marcello Biondi, vennero ‘giustiziati’ dalle SS.

Le matricole d’entrata ed uscita da San Giovanni in Monte di Rolando Zoboli.

 

 

Quindi i due giovani di Nonantola non furono “dispersi nelle carceri di Bologna”, ma furono fucilati il 20 settembre del 1944. I loro corpi, non reclamati dai parenti ignari, vennero sepolti nel Monumento che la giunta del sindaco Dozza volle che fosse eretto alla memoria di tutti i combattenti per la libertà della Resistenza alla Certosa di Bologna, il nostro cimitero storico. E lì riposano anche oggi, sia Rolando sia Alberto, vittima quest’ultimo dell’ennesima storpiatura delle sue generalità, che forse può spiegare anche perché non venne rintracciato da chi lo continuò a cercare: sulla sua tomba, anziche Alberto Cajumi, è scritto infatti Alberto Cainni.

La tomba di Alberto Cajumi alla Certosa, col refuso, nella prima fila da sinistra, secondo loculo dal basso.

 

La tomba di Rolando Zoboli alla Certosa, secondo loculo in alto da sinistra.

 

Entrambi furono riconosciuti partigiani combattenti dall’apposita Commissione regionale, con ciclo operativo dal 22 maggio 1944 al 15 agosto 1944.

 

(1)Ilva Vaccari,  Dalla parte della libertà

(2) www.ciportanovia.it

(3)https://italianocontemporaneo.wordpress.com/2013/06/19/francesco-bonfanti-e-lutopia-concreta-della-citta-dellarmonia/

(4) https://it.wikipedia.org/wiki/Associazione_Calcio_Nuova_Valdagno

(5) Augusto Vaccari, Per vivere liberi. Il contributo di Nonantola alla lotta partigiana in montagna, 1995

Chiudi il menu