Il sequestro del ras Zambonelli

Tra il giugno e il luglio del ’44 alcune iniziative partigiane ebbero per obiettivo diverse autorità fasciste locali.

Il 28 giugno 1944 a Castenaso fu colpito in casa sua il podestà e colonnello Umberto Vandelli, derubato e assassinato insieme alla moglie Emma, alla figlia Maria Luisa ed al fidanzato di lei. Forse si trattò in origine di un’azione di “finanziamento” delle attività partigiane attraverso il furto nella casa di uno degli avversari, poi finita in tragedia perché qualcuno della famiglia si accorse malauguratamente di quanto stava accadendo. Fatto sta che l’episodio così cruento ebbe larga risonanza ed anche a seguito di questa vicenda le milizie fasciste, pure quelle guidate dal colonnello Zambonelli, stilarono liste di antifascisti da ricercare.

In questo clima, il 28 agosto del 1944 la squadra partigiana “Temporale” in perlustrazione sulla via Persicetana avvistò la macchina del “ras” Zambonelli: i gappisti infatti erano stati avvisati da “Ezio” (Roveno Marchesini) che il gerarca stava recandosi a Bologna per consegnare al federale provinciale una lista di antifascisti da arrestare.

Elio Zambonelli, Colonnello della G.N.R. (Guardia Nazionale repubblicana) ed il fratello Enea di san Giovanni Persiceto erano considerati tra i più pericolosi e facinorosi comandanti fascisti fin dagli anni ’20, quando la loro abitazione, Villa Conti, situata in via Cento 18, era stata sede delle prime riunioni fasciste degli agrari persicetani, centro di propaganda e punto di riferimento dello squadrismo locale.

Proprio i fratelli Zambonelli, fra l’altro, avevano già avuto a che fare con Gaetano Bussolari, che sarà appunto uno dei giustiziati nella rappresaglia, in quanto il “Maronino” era stato avversario puntiglioso e instancabile dei soprusi dei possidenti persicetani, era più volte intervenuto criticamente nella gestione della Partecipanza locale, infine era stato conseguentemente già vittima di più bastonature punitive fasciste fin dall’autunno del ’32.

Gaetano Bussolari, "Il Maronino".
Gaetano Bussolari, “Il Maronino”.Fondo Fotografico ANPI, Istituto Parri, Bologna.

 

Secondo la testimonianza resa da Nazzareno Gentilucci («Nerone»), comandante della «Squadra Temporale» della 7ª Brigata GAP «Gianni» Garibaldi, Elio Zambonelli fu sequestrato in pieno  giorno con lo scopo di effettuare uno scambio con dieci compagni partigiani, detenuti nel carcere di San Giovanni in Monte. Fu portato nella base di via Barberia, dove fu perquisito e gli fu trovato addosso un lungo elenco di nominativi da denunciare. Mentre il federale veniva tenuto sotto sorveglianza e interrogato, furono avviate le trattative per lo scambio, ma il tentativo non ebbe successo. I partigiani anzi vennero a sapere che l’intenzione era di catturarli nel luogo fintamente deputato allo scambio.

Fu perciò decisa l’uccisione di Zambonelli, il cui corpo venne abbandonato il giorno seguente, 29 agosto 1944, in Piazza VIII Agosto, nello stesso luogo in cui erano stati giustiziati i partigiani di Molinella.“Terremoto”(Vincenzo Toffano), eseguita la sentenza, abbandonò vicino al corpo un biglietto con la scritta :« I gappisti della Temporale della 7ª brigata GAP hanno fatto giustizia ».

La lista di antifascisti che era stata trovata nelle tasche di Zambonelli  e che gli era stata sequestrata, venne fatta pervenire in un secondo tempo alla telefonista Elena Baroni, che provvide ad avvertire molte persone in pericolo.

Ad aumentare una tensione già alta, in quello stesso giorno, 29 agosto 1944, fu ucciso in un agguato  avvenuto  proprio sotto  casa  sua, in  via Crociali, nel  pieno centro di Bologna, anche il tenente colonnello Pasquale Vetuschi, ufficiale medico del 202° C.M.R. (O.M. Bologna).

 

 

 

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