Il contesto.

10.1.1. Il contesto: i bombardamenti.

Nell’ottobre del ’44 furono davvero tanti gli avvenimenti che segnarono la cronaca cittadina di Bologna, ma uno dei fatti centrali fu il bombardamento del 12 ottobre, il più lungo di tutta la guerra, fortunatamente non il più luttuoso in termini di vite umane (“solo” poco più di 400 morti a fronte del record di 975 vittime in occasione del bombardamento del 25 settembre ’43), ma sicuramente il più devastante per distruzione di edifici, fabbriche e collegamenti.

Bombardamento di Bologna.

L’attacco avvenne in pieno giorno, allorchè -a partire dalle ore 9.30 di mattina fino alle 13.30 circa- cinque successive ondate di bombardieri della 12th e 15th  Air Force USA e della DAF, la Desert Air Force inglese, praticamente senza soluzione di continuità occuparono lo spazio aereo su Bologna  per scaricare ordigni a frammentazione su gran parte dei quartieri cittadini. I testimoni di allora ricordavano ancora a distanza di anni come il cielo si fosse oscurato nascondendo il sole per la quantità di velivoli gonfi di bombe (le forze alleate parlarono di circa 1200 aerei impegnati a turno), che volavano in formazione verso il centro urbano per sganciare i loro carichi esplosivi. Fu giudicata la più poderosa e distruttiva incursione aerea compiuta sul territorio italiano, dopo quella che rase al suolo Montecassino (in Lazio-prov. di Frosinone, tra gennaio/maggio ‘44).

Qualcuno registrò la successione di sirene di allerta e di limitato pericolo, che costrinse la popolazione bolognese a scappare dentro e fuori dai rifugi durante una giornata di angoscia: allarme ore 9.55, limitato pericolo ore 11.55, allarme ore 12.05, limitato pericolo ore 13.23, allarme ore 13.35, limitato pericolo ore 14.10. Allarme ore 14.27, limitato pericolo ore 14.45. Alle ore 11.45 e alle ore 12 bombardamento pesante sulle zone S.Vitale, Mazzini, Toscana, Galliera, Casalecchio, S.Ruffillo, Via Mezzofanti, S.Orsola, ricovero scuole Carducci. Molte bombe di piccolo calibro sulle strade nazionali di Budrio e Imola. http://bombsofbologna.blogspot.com

Distruzioni a Bologna causate da bombardamenti a Piazza S. Francesco.

 

A differenza di quanto era accaduto in precedenti occasioni, l’allarme fu tempestivo e ciò ebbe efficacia nel ridurre il numero delle vittime, ma nulla valse a risparmiare caseggiati ed infrastrutture. Furono circa 1500 i fabbricati colpiti e danneggiati più o meno gravemente. Le zone prese maggiormente di mira si concentrarono lungo la direttrice Ovest-Est della città, furono colpiti i quartieri Borgo Panigale, Santa Viola, Saragozza, la cosiddetta Cirenaica, Mazzini, Fossolo, San Ruffillo, ecc. Le linee ferroviarie più tartassate e interrotte in più punti furono quelle di Borgo Panigale, Casaralta, Corticella e San Ruffillo.

Danni dei bombardamenti alla stazione, zona Casaralta.

Riportiamo qua sotto l’elenco completo delle strade colpite, in cui si concentrarono gli attacchi aerei di quel giorno:

Viali: Aldini, Pepoli, Oriani. Piazza di Porta S. Isaia. Mura interne di San Isaia, (oggi Monaldo Calari). Vie: Fanghi, Roncati, Andrea Costa, Muratori, Malta, Saragozza, Audinot, Bellinzona, Rappini, Crocetta, Montello, Podgora, Col di Lana, Vittorio Veneto, Montenero, Tofane, Piave, Sabotino, Pasubio, S. Luca, Monte Albano, dei Gessaroli, Saffi, Emilia Ponente, Marco Emilio Lepido, Ducati, dello Scalo, Ghisiliera, S. Pio, Secchia, del Chiù, Malvasia, Battindarno, del Cardo, Ariosto, Decumana, Berretta, Rossa, Lemonia, Bombelli, del Giglio, della Viola, Speranza, Agucchi, del Giacinto, Ponte Romano, Egnazia, Matteotti, Spada, Crespi, Procaccini, A. da Faenza, A. di Vincenzo, Tibaldi, Cignani, Fioravanti, Calvart, Arcoveggio, Bigari, Algardi, Creti, Ferrarese, Magenta, Albani, Corticella, Gandolfi, Nicolò dell’Arca, Sirani, delle Fonti, Malaguti, Cadriano, Rimesse, Azzurra, Verde, Crociali, Venturoli, Vizzani, Garzoni, Palagi, Pizzardi, Schiassi, del Ricovero, (oggi via Albertoni), Bondi, Libia, Bengasi, (oggi via Bentivogli), Rodi, (oggi via G. Rossi), De Amicis, Regnoli, Tripoli, (oggi via P. Fabbri), Derna, (oggi via Sante Vincenzi), della Salita, del Parco, Dell’Argine, Castelmerlo, Fossolo, dei Maceri, Due Madonne, Mazzini, Emilia Levante, Alidosi, Pasquali, Mezzofanti, Tambroni, Guidicini, Albertazzi, Zanotti, Masi, Laura Bassi, Matteucci, Severino, Ferrari, Achillini, Sigonio, Leandro Alberti, Parisio, Vermena, della Battaglia, Toscana, Filippini, Pratello, S.Isaia, Pietralata, S.Croce, della Grada, San Felice, De Marchi, Zamboni, S. Vitale, Vicolo Bianco, Vicolo delle Case. http://bombsofbologna.blogspot.com

Danni dei bombardamenti sotto le due torri.

Danni causati dalle bombe all'Archiginnasio.

Danni dei bombardamenti a Porta Lame.

10.1.1. L’operazione “Pancake”

In realtà il bombardamento che colpì Bologna il 12/10 faceva parte di un piano strategico più ampio, denominato “operazione Pancake”(“frittella”) iniziato il giorno prima, 11 ottobre 1944,  mediante il quale le forze alleate intendevano sostenere le truppe di terra della 5a Divisione Americana duramente impegnate sulla Linea Gotica, colpendo le retrovie tedesche, allo scopo di indebolirne la resistenza per favorire l’avanzata alleata. La zona interessata dall’operazione copriva un vasto territorio, dalla valle del Senio, nell’Appennino romagnolo, fino alla città di Bologna e alle sue periferie, comprendendo naturalmente anche diversi comuni della provincia.

La mattina dell’11 ottobre cacciabombardieri dell’86° e 350° Fighter Group iniziarono le incursioni e i bombardamenti sulla città, a loro si unirono poi 123 bombardieri B-26 “Marauder” della 42a Bomb Wing quando le condizioni del tempo migliorarono. Su Bologna furono sganciate circa 700 bombe, da 500 a 1000 libre, che tra l’altro colpirono l’ospedale presente all’interno della “Ducati” e purtroppo anche la scuola di Casaglia, dove tra bambini e adulti travolti dalle macerie, trovò la morte anche il direttore dell’Archiginnasio, Lodovico Barbieri, mentre tentava di salvare i volumi più preziosi della nostra storica biblioteca cittadina.

Anche il giorno seguente si protrasse il maltempo, che ostacolò l’efficacia dell’attacco alleato e non permise poi il pieno conseguimento degli obiettivi strategici perseguiti dall’operazione “Pancake”. Nonostante ciò bombardieri B-24 “Liberator”, B-26 “Marauder” e B-17 “Flying Fortress”(le “fortezze volanti”) scortati da caccia P-38 e P-47, per un totale di circa 800 velivoli, decollarono dalle basi pugliesi occupate dagli alleati e colpirono Bologna con più di 5000 bombe, senza che la contraerea riuscisse minimamente a contrastare l’attacco (furono abbattuti solo 4 aerei in tutto).

Un B 17.
Un B 17.

 

10.1.2. La distruzione della Ducati

Tra gli obiettivi principali dell’operazione era compreso il quartiere Borgo Panigale e in particolare lo stabilimento della Ducati, occupata dai Tedeschi dall’ 8 settembre ‘43, centro nevralgico dell’industria bolognese, per installazioni (più di 4000 macchinari) e numero di occupati (circa 6000 operai), ritenuta dagli alleati fabbrica e deposito di mezzi militari, armi e munizioni.

Foto alleate dell’incursione su Bologna, operazione Pancake.
Foto alleate dell’incursione su Bologna, operazione Pancake.

 

Sulla Ducati e su Borgo Panigale (già obiettivo di un bombardamento il 13 maggio ’44 ad opera di una trentina di bombardieri della 15th Air Force, che sganciarono 87 tonnellate di bombe per rendere inutilizzabile lo scalo ferroviario, senza riuscirci) puntarono ben 75 bombardieri B-24, scortati da caccia pesanti P-38 “Lightning”, che intorno al mezzogiorno colpirono le strutture della fabbrica con 21 bombe da 500 libbre. Un’ora dopo, un’altra decina di bombe centrarono gli stabilimenti industriali, sia quelli vecchi che quelli in costruzione dal ’42 -non ancora terminati- nella nuova area, chiamata “Stabilimento 2”.

Foto alleate dell’incursione su Bologna, operazione Pancake.
Foto alleate dell’incursione su Bologna, operazione Pancake.

 

Benchè una notevole parte dei mezzi produttivi e delle strutture della Ducati fossero già stati trasferiti altrove, in alcuni paesi dell’hinterland provinciale- Anzola, Bentivoglio, Pontelungo- e in alcuni centri più a settentrione -Vicenza, Cavalese, Milano- per salvaguardarli da avidità naziste e distruzioni belliche, il bilancio finale comunque fu di 14 padiglioni adibiti alla produzione su 40 completamente distrutti e i restanti sinistrati fino al 70%, mentre i danni complessivi provocati dal bombardamento furono quantificati intorno ai 450 milioni di lire dell’epoca. I dintorni, compresa la linea ferroviaria di Borgo Panigale, furono devastati.

Foto alleate dell’incursione su Bologna, operazione Pancake.
Foto alleate dell’incursione su Bologna, operazione Pancake.

 

Solo due giorni dopo, il 14 ottobre 1944, altri cinque B-26 “Marauder” del 319th Bomb Group (42nd Bomb Wing), decollati da Serragia, in Corsica, attaccarono il ponte sul Reno che ancor oggi raccorda Borgo Panigale con il centro città, il vecchio “Pontelungo”, senza però riuscire a distruggerlo.

Gli stabilimenti Ducati distrutti.
Gli stabilimenti Ducati distrutti.

 

Gli stabilimenti Ducati distrutti.

10.1.3. Su Bologna bombe al napalm

Durante questo bombardamento, una sessantina di bombardieri furono appositamente armati per scaricare su Bologna e soprattutto sul suo circondario bombe al napalm.

Il napalm, che divenne famoso in seguito, soprattutto per l’uso massiccio che gli Americani ne fecero negli anni ’70 durante la guerra del Vietnam per defogliare le foreste in cui si nascondevano i guerriglieri vietcong, in realtà era stato inventato nel 1942. Il suo nome nacque dall’acronimo di ‘naftenico’ e  ‘palmitico’, i due acidi che mischiati, erano stati usati per costruire  bombe e mine incendiarie, oltre che per rifornire i lanciafiamme, che si erano rivelati capaci di trasformare la benzina o il gasolio in una specie di gelatina, che così non vaporizzava mai, bruciando molto più a lungo, risultando per di più impermeabile all’acqua. I test, effettuati in America nel 1944, avevano constatato gli effetti devastanti di questa miscela, con cui si poteva carbonizzare una vasta area in pochissimi secondi riuscendo a danneggiare persino i mezzi corazzati investiti dalla sua nuvola di fuoco. Le prime applicazioni pratiche in guerra furono effettuate dai marines, equipaggiati con 15mila lanciafiamme al napalm, durante lo sbarco del 9 settembre ’43 nella zona di Salerno. Invece un primo uso di bombe al napalm sganciate da aerei fu attuato nell’aprile del ’44 su Berlino.

Il 12 ottobre, nel bombardamento su Bologna e dintorni, se ne vollero constatare gli effetti fisici e anche psichici sugli uomini e a quel preciso scopo si provvide ad organizzare sulle alture appenniniche la cattura di alcuni soldati tedeschi sopravvissuti.

 

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