I quattro tipografi di Conselice.

Tra le vittime della fucilazione avvenuta al poligono di Tiro di Bologna il 30 settembre del 1944 dobbiamo annoverare anche quattro giovani partigiani di Conselice, nel ravennate, impegnati nel lavoro di stampa clandestina dei quotidiani e dei volantini antifascisti, che fecero da controinformazione durante la Resistenza: Cesare Gaiba, Pio Farina, Giovanni Quarantini ed Egidio Totti.

Tutti nativi di Conselice, questi ragazzi avevano un’età compresa tra i trent’anni dei due più “vecchi” (Quarantini e Totti) e i vent’anni dei più giovani, Gaiba del ’21 e Farina del ’22. Erano ancora tutti senza una famiglia propria; Gaiba era un barbiere, Quarantini faceva il muratore, Farina l’operaio, Totti era un contadino; appartenevano alla divisione GAP di Ravenna ed erano partigiani combattenti addetti alla “pedalina”-la macchina tipografica-. Occorrevano forze e resistenza per farla funzionare: sei colpi di pedale per ogni pagina da stampare (perciò la macchina era chiamata “pedalina”), ripetuti per le diverse migliaia di copie da tirare, lavorando in condizioni proibitive, tra l’acqua e il fango, dal tramonto all’alba, due di guardia fuori dal rifugio, gli altri dentro a pedalare a turno e a pompare fuori l’acqua che invadeva i locali.

Con ogni probabilità condivise sostanzialmente la loro sorte, anche un soldato russo dell’armata rossa, unitosi ai partigiani della zona dopo la sua fuga dal campo di concentramento di Fossoli : Ivan Grigorievic Diegnisov (o Denisov – come risulta sulla matricola del carcere), che fu arrestato insieme a loro, rinchiuso nel carcere mandamentale della Rocca di Imola, poi trasferito con loro a Bologna, a San Giovanni in Monte, ma che fu giustiziato qualche giorno prima, il 25 settembre del ‘44.

Pio Farina.

 

Cesare Gaiba.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

9.3.1. L’importanza della stampa clandestina

Quando il fascismo si affermò, una tra le preoccupazioni principali di Mussolini fu la creazione di una stampa di regime che fornisse un’informazione unica sul paese e al paese. Di conseguenza divenne essenziale soffocare o eliminare del tutto la presenza di testate giornalistiche e mezzi di informazione non fascisti. Perciò tra il 1925 e gli anni trenta il governo fascista, ormai trasformato in regime, emanò un serie di disposizioni di legge (la legge n. 2307, in vigore alla fine del ’25, il R.D. 26 febbraio 1928  n. 384, fino alla circolare del 3 aprile 1934) che imbavagliarono la stampa o la misero del tutto fuori legge, allo scopo di garantire un controllo assoluto del duce sulla circolazione delle idee e delle notizie.

Il monumento della stampa clandestina e in difesa della libertà di stampa, realizzato a Conselice nel 2006, utilizzando la pedalina della prima tipografia, recuperata dopo la guerra dal fango del fiume dopo l’incendio appiccato dai tedeschi alla casa della famiglia Ricci Petitoni.
Il monumento della stampa clandestina e in difesa della libertà di stampa, realizzato a Conselice nel 2006, utilizzando la pedalina della prima tipografia, recuperata dopo la guerra dal fango del fiume dopo l’incendio appiccato dai tedeschi alla casa della famiglia Ricci Petitoni.

 

Per i partiti di opposizione, divenuti tutti clandestini a partire dal ‘26, fu altrettanto vitale creare canali di controinformazione, che facessero da controcanto alla propaganda fascista. Dunque già durante il periodo prebellico, ma a maggior ragione dopo, le formazioni dell’antifascismo si impegnarono con energia a realizzare questo obiettivo. La Resistenza perciò non fu solo guerriglia contro le forze nazifasciste, ma altrettanto importante fu l’attività dei tanti impegnati a garantire la diffusione della  libera informazione, che anzi ebbe il compito di preparare il terreno per una capillare divulgazione delle idee antifasciste e resistenziali, svelare le tante falsità diffuse dal regime, aumentare il consenso attorno alla lotta partigiana e alimentare il dibattito sulle prospettive future del paese.

9.3.2. Le stamperie di Conselice

La piccola cittadina di Conselice, in provincia di Ravenna, ebbe un ruolo cruciale negli anni tra il 1943 e il ’45 poiché divenne uno dei centri di stampa clandestina più importanti della nostra regione, pubblicando e distribuendo centinaia di migliaia di copie di giornali e volantini non solo in provincia di Ravenna, ma anche, a seconda delle necessità, a Forlì, Ferrara, perfino Bologna e nell’assicurare i mezzi e le condizioni per realizzare la stampa e la diffusione di alcune testate clandestine, a partire dall’ Unità, l’ Avanti, La voce

Alcune delle testate stampate nella tipografia n.1 di Conselice.
Alcune delle testate stampate nella tipografia n.1 di Conselice.

 

repubblicana, Noi Donne, tra le più conosciute, ma anche giornali di minor fama, tuttavia importanti per la controinformazione, come La Lotta, Il Garibaldino, Il combattente –organo del CUMER, Fronte Interno e Terra e Lavoro, con tirature medie sulle 2000/3000 copie, in più curando la diffusione dei volantini e dei manifestini, che potevano toccare anche le 180.000 copie.

Così far uscire giornali e volantini ed in ultimo assicurarne la diffusione divenne altrettanto pericoloso e in grado di mettere a repentaglio la propria vita quanto la lotta armata.

Fu nel settembre del ’43 che “Marcello”(Giorgio Rocca) ed Enio Cervellati decisero di stabilire a Conselice l’attività di stampa, facendovi trasportare da Guido Buscaroli, nascosta nel suo camioncino, una macchina in disuso recuperata da una tipografia di Imola. Il falegname Aldo Venturini rifece il cassone e Giovanni Felicetti risistemò le parti meccaniche.

La macchina, ripristinata nelle funzioni, fu situata nella abitazione della famiglia di Aristodemo Sangiorgi, in via Benelli, nel comune di Medicina, in un nascondiglio presso il fiume Sillaro, scavato nell’argine, dove fu stampato uscì il primo numero clandestino dell’Unità, in 3000 copie, ai primi di novembre 1943.Responsabile della redazione fu Medardo Merli, “Walter”, delle brigate di “Giustizia e Libertà”, evaso dal carcere militare di Bologna e riparato a Conselice il 10 agosto 1943. A scrivere furono in tanti, ma chi se ne occupò di più e per più tempo fu Giuseppe D’Alema, “Alberto”, che ebbe questo incarico dal Comando Partigiano di Ravenna e fu mandato appositamente a Conselice, dove rimase quasi ininterrottamente fino al ’45.

Dal marzo ’44 la tipografia subì una serie di ricollocamenti finché non fu posizionata presso la famiglia Ricci Petitoni, di nuovo sulle rive del Sillaro, e continuò a pubblicare i giornali; nel frattempo però se ne realizzò un’altra, la seconda, quella di Villa Serraglio, che si specializzò in volantini e materiale di propaganda e funzionò dall’aprile al settembre ’44, quando fu trasferita di nuovo.

9.3.3. Le circostanze della cattura

La sera del 10 settembre 1944 Giovanni Quarantini, Cesare Gaiba, Pio Farina ed Egidio Totti si trovavano appunto nel nascondiglio della tipografia clandestina n.2, situata in località “Basse” a Villa Serraglio, nei pressi di Massalombarda, occupati a preparare la stampa del materiale di propaganda, come al solito. Contemporaneamente, in un frutteto vicino, era riunito da poco più di un’ora il comando del gruppo partigiano “Umberto Ricci”, per definire gli ultimi accordi organizzativi in vista dell’attacco alla caserma locale della G.N.R. previsto per quella notte stessa, quando sopraggiunse un battaglione di tedeschi al completo, che accerchiò l’intera zona per compiere un rastrellamento. La Kommandantur intendeva infatti mettere in atto un’azione punitiva e di rivincita perché in quel pomeriggio nel medesimo luogo un ufficiale della Wehrmacht era stato disarmato.

I gappisti, vistisi circondati da un numero esorbitante di nemici, cercarono di defilarsi alla spicciolata, senza rispondere apertamente al fuoco, ma il tentativo di rompere comunque l’accerchiamento, seppur in un punto marginale, portò allo scontro, durante il quale uno di loro (“Giorgio”, il russo Dimitri Ilic Pristanskov) fu subito colpito a morte da una fucilata, poi vennero feriti uno dopo l’altro quasi tutti i restanti: da una raffica di mitra al petto “Picett” (Dario Negrini), trascinato e nascosto dai compagni in un campo di granoturco, “Snap” (Ivo Ricci Maccarini, il commissario dei gapisti) da una pallottola alla coscia, quindi “Elic” (Silvio Pasi). Comunque tutti loro, compresi “Lampo” (Hidalgo Tampieri), Giannetto Bassi e Rocca, cioè l’intero stato maggiore del distaccamento partigiano “Umberto Ricci”,  riuscirono a trascinarsi in salvo, facendo perdere le loro tracce, salvo il russo Ivan Grigorievic Diegnisov, che fu fatto prigioniero.

Egidio Totti.Giovanni Quarantini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I quattro stampatori clandestini, invece, uscirono dal loro rifugio forse per intervenire in aiuto dei compagni, sicuramente per distogliere l’attenzione dei tedeschi dalla tipografia e salvare l’istallazione con tutto il materiale. Furono catturati tutti quanti ed insieme al russo Ivan Diegnisov prima vennero incarcerati ad Imola, poi trasferiti a San Giovanni in Monte, a Bologna, il 23 settembre 1944.

Da lì i quattro partigiani-tipografi saranno prelevati il 30 settembre 1944 e fucilati al Poligono di Tiro con altri sei detenuti del carcere bolognese, mediante il solito meccanismo del finto rilascio, con affidamento al comando tedesco delle S.S.  Il russo Diegnisov, invece, risulta prelevato dal carcere in data precedente, il 25 settembre, giorno in cui presumibilmente fu fucilato anch’egli al Poligono di via Agucchi.

Il giovane russo, originario della zona di Celiabinsk, anch’egli poco più che ventenne, era stato fatto prigioniero dai tedeschi nella sua terra ed era giunto in Italia al seguito delle truppe tedesche, che lo avevano rinchiuso a Fossoli con altri militari sovietici catturati. Dopo l’8 settembre, con altri commilitoni russi era fuggito dal campo di concentramento e si era aggregato ai partigiani organizzati dal CNL di Conselice, prima combattendo nell’ 8ª Brigata Romagna, poi in pianura nella 28ª Brigata Garibaldi, distaccamento “Umberto Ricci”.

Ivan Grigorevic Diegnisov in una foto tratta da : https://www.facebook.com/padriemadridellaliberta/
Ivan Grigorevic Diegnisov in una foto tratta da : https://www.facebook.com/padriemadridellaliberta/

 

Non fu fucilato ad Imola, come si è creduto fin qui, ma con ogni probabilità a Bologna, ed il suo corpo, altrettanto probabilmente, deve essere ricercato tra quelli non identificati, alcuni russi, oggi custoditi nell’Ossario dei Caduti della Resistenza alla Certosa di Bologna. Nello specifico, noi riteniamo che le sue spoglie vadano identificate con quelle dello “sconosciuto russo”, unico tra gli sconosciuti russi a riportare sulla lapide la data 26-9-1944, quando probabilmente il suo corpo venne trovato dopo l’esecuzione, anticipata di quattro giorni rispetto alla data di morte dei quattro tipografi catturati a Conselice assieme a lui.

Tomba di "Sconosciuto russo", che riporta la data del 26-9-1944 al Monumento Ossario dei Caduti della Resistenza alla Certosa di Bologna. Da notare che sotto, con la stessa data, risulta caduto, probabilmente fucilato insieme a lui anche uno "Sconosciuto tedesco".
Tomba di “Sconosciuto russo”, che riporta la data del 26-9-1944, al Monumento Ossario dei Caduti della Resistenza alla Certosa di Bologna. Da notare che sotto, con la stessa data, risulta caduto, probabilmente fucilato insieme a lui, anche uno “Sconosciuto tedesco”.

 

A comprovare il suo arresto e la sua uscita anticipata (rispetto ai quattro tipografi) dal carcere di San Giovanni in Monte al 25-9-1944, abbiamo la foto parziale della sua matricola di ingresso e di uscita dal carcere, parziale perchè la foto era incentrata su un altro nome, italiano, non sul suo, che peraltro è riportato in modo semplificato rispetto alla scrittura russa più corretta. Pubblichiamo comunque qua, sotto la sua foto, il documento, anche se incompleto.

Ivan Grigorevic Diegnisov.
Ivan Grigorevic Diegnisov.

 

Vedi spazio inferiore indicato dalle frecce : matricola d'entrata nel carcere di Bologna di Degnisov, sotto quella di Totti, uno dei quattro tipografi diConselice.
Vedi spazio inferiore indicato dalle frecce : matricola d’entrata nel carcere di Bologna di Diegnisov, sotto quella di Totti, uno dei quattro tipografi di Conselice.

 

Vedi spazio inferiore, indicato dalle frecce : matricola d'uscita dal carcere di Degnisov, sotto alla firma di Totti, che riporta la data 25-9-1944.
Vedi spazio inferiore, indicato dalle frecce : matricola d’uscita dal carcere di Diegnisov, sotto alla firma di Totti, che riporta la data 25-9-1944 da cui si può anche vedere che chi lo preleva sono Tedeschi SS.

 

< Vai al paragrafo precedente

Leggi il paragrafo successivo >

 

Bibliografia e sitografia

I percorsi della memoria– a cura di F.Rizieri e O.Davalle ed. ANPI Conselice e Lavezzola

Sei pedalate per un volantino.La stampa clandestina in Romagna-1943/1945.Ed. ANPI “F.Zini” 2006.

-matricole del carcere di San Giovanni in Monte di Bologna.

Certificati di morte di Pio Farina (sopra) e Cesare Gaiba (sotto).
Certificati di morte di Pio Farina (sopra) e Cesare Gaiba (sotto).

 

 

Chiudi il menu