La caccia agli antifascisti nel Persicetano.

Subito dopo il rinvenimento del cadavere, le brigate nere si misero a cercare casa per casa gli antifascisti più noti, soprattutto della zona attorno a San Giovanni Persiceto. Lì furono arrestati Bussolari Gaetano, detto “Il Maronino” di San Giovanni Persiceto, strappato alla famiglia dopo appena 3-4 mesi dalla sua ultima incarcerazione ; fu messo agli arresti anche Don Manete Tomesani, che tuttavia riuscì in seguito a fuggire da San Giovanni in Monte avendo chiesto ed ottenuto di poter celebrare la messa e che, vestito in borghese, si potè dileguare per le vie di Bologna.Un altro antifascista persicetano, Arduino Guidi, saputo che lo stavano cercando, preferì suicidarsi, impiccandosi. Era invece già  a San Giovanni in Monte Agostino Pietrobuoni, capolega di S. Agata Bolognese, a lungo vissuto in esilio in Francia, che era stato arrestato la notte tra il 26 e il 27 agosto presso la famiglia Suozzi, in via Montirone, nel comune di San Giovanni in Persiceto, dove aveva trovato rifugio dopo l’arresto del fratello Quinto e di altri due santagatesi.

Pietrobuoni Agostino. Fondo Fotografico ANPI, Istituto Parri, Bologna.
Pietrobuoni Agostino. Fondo Fotografico ANPI, Istituto Parri, Bologna.

 

Del gruppo da giustiziare avrebbe dovuto far parte anche Rinaldo Veronesi (“Giuseppe”), di Calderara di Reno, commissario politico della 63ª Brigata Bolero Garibaldi, che era stato ricoverato all’ Ospedale Civile di San Giovanni Persiceto dopo uno scontro a fuoco con le Brigate Nere, avvenuto il 24 luglio del ’44.

La squadra di Tartarotti si presentò all’Ospedale per prelevarlo. Furono le autorità sanitarie in quell’occasione a impedire che fosse portato via, considerate le gravi condizioni di salute in cui versava.

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