L’attentato al ristorante “Il fagiano”.

Lo stesso giorno dello scontro armato a Villa Fontana, a Bologna si verificò il primo attentato ai danni di un luogo di ritrovo abitualmente frequentato dalle forze germaniche in città, il Ristorante Il Fagiano, situato in via Calcavinazzi al n. 2, in pieno centro. A raccontare come si svolsero i fatti, da un lato è stato uno dei protagonisti, Vittorio Gombi (https: //www.storiaememoriadibologna .it/attentato-contro-il-ristorante-il-fagiano-80-evento ), dall’altro furono a quel tempo gli articoli dei due quotidiani cittadini, “Il Resto del Carlino” e l’ ”Avvenire”.

Poco dopo le 22, tre partigiani, Vittorio Gombi appunto, Libero Baldi e Libero Romagnoli, appostati all’angolo tra via Calcavinazzi e via Montegrappa, lanciarono una bomba a mano contro un gruppo di militari tedeschi, che si stavano dirigendo verso il ristorante. L’obiettivo, come ha sempre sostenuto Gombi (vedi l’intervista citata in precedenza), non era il ristorante, ma i militari tedeschi, che lì erano diretti. Rimasero feriti tre tedeschi e un partigiano, Gombi, che tuttavia riuscì a fuggire. A seguito di ciò, furono presi una serie di provvedimenti da parte della Militarkommandantur : a partire dal 7 novembre 1943 fu varata l’istituzione del coprifuoco cittadino, dalle ore 21 con chiusura dei locali dalle ore 20, affidando l’incarico della vigilanza alle forze dell’ordine fasciste, che avrebbero dovuto varare in breve un piano apposito; da quel giorno due guardie furono assegnate a vigilare stabilmente sul locale, per evitare che lì si ripetessero altri attentati. Furono inoltre fermati 10 ostaggi e venne promessa una taglia di £. 50mila a chi avesse dato informazioni utili per rintracciare gli attentatori; infine furono minacciate misure più severe se si fossero ripetuti altri incidenti simili.

In realtà, quello contro “Il Fagiano” fu solo il primo di una lunga serie di attentati contro ristoranti, case di tolleranza, alberghi e in generale luoghi pubblici, frequentati dalle truppe d’occupazione.

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