I grandi rastrellamenti dell’aprile del ‘44.

E’ probabile che Fantini e Capacci, i due giovani di Bertinoro- ma forse anche i due di Argenta- siano stati intercettati nel corso del grande rastrellamento che tra la fine di marzo e i primi di aprile interessò l’Appennino Romagnolo, nelle  aree  comprese tra  il  Passo della Calla, San Paolo in Alpe, Celle, Biserno, Corniolo e soprattutto Pian del Grado, dove si insediò a partire dal gennaio/ febbraio del 1944 la formazione partigiana che prenderà poi il nome di  8ª brigata Garibaldi “Romagna”, in cui Fantini e Capacci militavano.

L’8ª brigata Garibaldi in quel momento raggruppava oltre 200 partigiani, divisi in cinque compagnie di 33 uomini ciascuna e un plotone guastatori ; in essa erano confluiti molti stranieri, sovietici, sloveni, cechi, tedeschi, polacchi e ufficiali inglesi che furono aiutati a raggiungere le zone liberate. Costituita dopo l’8 settembre del ’43 nei pressi di Cusercoli, poi spostata a Collinaccia, nel Comune di Galeata, successivamente a Poggio La Lastra, poi a Pian del Grado ed  infine al Corniolo, Strabattenza e Fumaiolo, la formazione si era allargata a comprendere anche partigiani provenienti dal ravennate, poi nel mese di marzo, per effetto anche dei cosiddetti “bandi Graziani” di chiamata alle armi per le classi di leva e l’emanazione del decreto che comminava la pena di morte ai renitenti, aveva raggiunto un numero consistente di uomini.

Il rastrellamento scattò ai primi di aprile proprio per raccogliere renitenti alla leva da punire esemplarmente o da spedire in Germania, ma soprattutto per ripulire la zona da bande partigiane lungo la Linea Gotica, attraversata da vie di collegamento di importanza strategica per il rifornimento e la ritirata delle truppe impegnate al fronte, nell’imminenza dell’attacco alleato alla linea Gustav. Fu effettuato dai militari della divisione “Hermann Goering”, da reparti delle SS e della Guardia nazionale repubblicana. La squadra partigiana, che aveva ormai raggiunto le quasi mille unità, fu duramente colpita e subì perdite molto gravi, tanto che dovette avviare un processo di riorganizzazione profonda per evitare che si ripetessero episodi analoghi.

Nel corso di queste azioni di rastrellamento gli stessi  tedeschi calcolarono di aver ucciso 289 persone,  prevalentemente  tra  civili,  ma  si  ritiene  che la  cifra  sia  decisamente  sottostimata. I prigionieri furono 115, molti  dei  quali  inviati nei campi di concentramento tedeschi,  da  cui ben pochi fecero ritorno.

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