Attacco all’ infermeria.

Durante la lotta di liberazione numerosi partigiani, feriti o ammalati, furono ricoverati in infermerie  clandestine,  generalmente allestite in abitazioni private.

La più importante fu sicuramente quella situata a Villa Romiti/Moneti in via Duca d’Aosta (strada che oggi ha preso il nome di via Andrea Costa), al numero 73, nota anche come infermeria del “Ravone”, dal nome del canale che scorreva vicino all’edificio. Questa infermeria era organizzata come un vero e proprio ospedale in miniatura: c’erano medici e studenti in medicina ad offrire la loro assistenza, c’erano anche una sala operatoria e le attrezzature necessarie al ricovero dei combattenti. I servizi di mensa e pulizia erano svolti dalle partigiane Stella Tozzi e Ada Pasi.

Giuseppe Beltrame, “Pino”, che aveva fondato l’infermeria, ed  era il responsabile sanitario del CUMER, aveva stabilito regole molto rigide per far sì che la clinica rimanesse il più possibile segreta, imponendo un costante coprifuoco nei locali e prescrivendo spostamenti rigorosamente notturni.

Dopo aver  funzionato a ritmo ridotto per tutta l’estate 1944, l’infermeria cominciò ad essere utilizzata a pieno regime dopo le battaglie di Porta Lame e della Bolognina, tra il 7 e il 15 Novembre. Molti feriti gravi furono trasportati perciò nella palazzina di via Duca d’Aosta nel corso del  mese di novembre ed ai primi di dicembre. Quando i feriti  erano

Lino Panzarini.Fondo Fotografico ANPI, Istituto Parri, Bologna.
Lino Panzarini.Fondo Fotografico ANPI, Istituto Parri, Bologna.
Arrigo Brini. Fondo fotografico ANPI, Istituto Parri, Bologna.
Arrigo Brini. Fondo fotografico ANPI, Istituto Parri, Bologna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ormai in via di guarigione, il CUMER decise di abbandonare la sede di via Duca d’Aosta per ragioni di sicurezza, ma il 9 dicembre, poco prima dello sgombero, i fascisti circondarono l’edificio e catturarono 14 partigiani ancora lì degenti.

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