L’ultima esecuzione.

Martedì 2 ottobre 1945, alle ore sei, nel Poligono di tiro di via Agucchi fu eseguita la sentenza di condanna a morte di Renato Tartarotti da parte di un plotone d’esecuzione composto da 12 agenti di P.S. in divisa, agli ordini del S. Tenente di Polizia Dr. Carlo Galli.

Era l’ultimo atto di una lunga serie di fucilazioni avvenute al Poligono di tiro, stavolta però a parti invertite : a dare la schiena alla raffica dei colpi del plotone d’esecuzione c’era l’autore materiale di tante condanne a morte precedenti e di gran parte dei più efferati episodi di violenza che avevano accompagnato la dolorosa stagione della guerra civile nel Bolognese.

Seguendo le disposizioni “Urgentissime” impartite dalla questura con nota n.02002, sia all’interno sia  all’esterno dell’area del Poligono era stato approntato un robusto servizio d’ordine, posto sotto il comando del commissario Capo di P.S. Dr. Attilio Grasso, coadiuvato dai V. commissarii Dr. Mastrorilli e Dott. Flora. A loro disposizione erano stati messi 120 agenti di P.S. mobilitati in questura fin dalla 4.00 del mattino e altri 80 erano stati collocati dalle 4.30 al Poligono, perché si temevano manifestazioni popolari che potessero interferire o disturbare l’esecuzione, cosa che in realtà non avvenne affatto.

Proprio per timore di disordini era stato deciso in anticipo che l’esecuzione non fosse pubblica e che nessun estraneo, tranne gli autorizzati, potesse accedere al poligono. Si voleva che la fucilazione fosse la meno appariscente possibile ed anche per questo era stata fissata così presto di mattina.

Due autocarri trasportarono gli Agenti e il Dr. Galli. Un servizio d’ordine altrettanto discreto presidiò il carcere di S. Giovanni in Monte, mentre la Compagnia Interna CC.RR. provvedeva a prelevare il detenuto per trasportarlo al luogo deputato all’esecuzione.

Tartarotti riceve assistenza spirituale prima dell’esecuzione. Fondo Arbizzani-Istituto Parri.
Tartarotti riceve assistenza spirituale prima dell’esecuzione.
Fondo Arbizzani-Istituto Parri.

 

Fu deciso inoltre di protrarre le misure d’ordine pubblico anche dopo l’esecuzione e fino al trasferimento della salma alla Certosa, ancora con l’intento di evitare dimostrazioni. Per fronteggiare qualsiasi evenienza, comunque, furono tenuti a disposizione in questura 15 Agenti di P.S..

Tuttavia non ci furono incidenti nemmeno dopo, tanto che il prefetto Borghesi il 3 ottobre potè spedire un telegramma al Ministero degli Interni a Roma per assicurare che la sentenza capitale,  decretata il 4 luglio 1945 dalla Corte Straordinaria d’Assise di Bologna, era stata eseguita e “che tutto si era svolto entro le ore 6.15 senza alcun turbamento dell’ordine pubblico”.

 

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