I contrasti nello schieramento fascista.

Comunque, come è risultato dalle testimonianze del vice capo della provincia DeVita e di Tartarotti, tra i fascisti ci furono molti contrasti sull’operazione.

Lo sottolinea inoltre il black out sulle prime disposizioni per la fucilazione, impartite dal colonnello Onofaro, datate 19-9-44. In effetti, la mattina del 20 la moglie di Quadri, nel tentativo di ottenere la commutazione della pena del marito, si recò all’Hotel Baglioni al cospetto dei più alti dirigenti fascisti e mentre verificò l’intransigenza di Franz Pagliani, ottenne invece la comprensione del prof. Ghigi e soprattutto del capo della provincia, Dott. Fantozzi, che le promise il proprio interessamento.

Il cardinale Nasalli Rocca, che non consentì a riceverla, il giorno dopo si recò a sua volta al Baglioni per invocare la revoca della condanna. Vi giunse nel momento della massima tensione tra le autorità, mentre era in corso l’iniziativa del capo della provincia Fantozzi, partito nel pomeriggio per Maderno, sul lago di Garda (BS), con l’obiettivo di farsi ricevere da Mussolini allo scopo di ottenerne un’udienza riservata.

Pagliani e Rocchi, i più intransigenti, fecero di tutto per farlo raggiungere, bloccare la sua auto e ostacolarne l’iniziativa. Un posto di blocco, preparato a Mirandola per ordine di Rocchi, non riuscì a trattenere Fantozzi, che diede ordine di forzarlo. I fascisti travolti risposero con raffiche di mitra, che colpirono a morte il maresciallo Toso, suo accompagnatore, e ferirono l’autista. L’auto dovette deviare  per raggiungere l’ospedale di Mirandola e ricoverare Toso, che lì spirò il 22 settembre. Fantozzi proseguì e riuscì a farsi ricevere da Mussolini, che accolse la proposta di sospensione delle esecuzioni. Fantozzi, consapevole del fatto che se avesse comunicato telefonicamente il provvedimento, sarebbe stato ignorato, si precipitò a Bologna per far valere di persona la decisione del Duce, ma vi giunse troppo tardi, a fucilazioni eseguite.

Il plotone che eseguì la sentenza di morte era guidato dal tenente colonnello della GNR Pietro Continella. Il vice capo della provincia De Vita, in carica durante l’assenza di Fantozzi, spedì un fonogramma a Rocchi in cui precisava di aver ottemperato “all’ordine ricevuto”, con ciò volendo fare una precisa attribuzione di responsabilità dell’accaduto al commissario straordinario per l’Emilia Romagna, Rocchi, e chiarire che solo per suo ordine era avvenuta la fucilazione.

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