Il gruppo di Montombraro e “l’ingegnere”.

E’ ancora Scalambra (1) a testimoniare che poco tempo dopo la smobilitazione da La Ca’ e prima ancora del trasferimento in Veneto, ci fu un altro tentativo di insediamento di una base partigiana sull’Appennino nelle montagne del Modenese, verso Monteombraro, in seguito ad accordi presi con Luigi Gaiani e Vittorio Ghini (Locati).

Furono una ventina di uomini, tra i quali Pasquali, Bentini, ancora Rubbi, Landi, Scalambra, sotto il comando di Innocenzo Fergnani, con alcuni giovani del ’25, a riprovarci. Per qualche tempo essi poterono contare sull’appoggio di quello che Scalambra descrive come “ un tipo coraggioso e generoso, antifascista convinto” “ un giovane del partito d’azione che chiamavamo ‘l’ingegnere’”, che fornì mezzi e informazioni per l’attività resistenziale. Tuttavia ben presto i fascisti si accorsero della presenza dei partigiani e dei contatti intercorrenti tra loro e “l’ingegnere”, tanto da tentare di catturarlo a casa sua. Un informatore però avvertì il gruppo partigiano di Monteombraro, che intervenne per proteggere la casa dell’’azionista’. Ne nacque uno scontro a fuoco, in cui il capo dei fascisti, giunto con un camion per catturare “l’ingegnere”, rimase ucciso. Fu perciò necessario anche in questo caso sgombrare: secondo Scalambra “l’ingegnere” con la sua famiglia fu sistemato in altra località montana, più distante, dove comunque più tardi fu arrestato.

Scalambra sostiene però che “l’ingegnere” sia da identificare con Giancarlo Romagnoli, uno dei tre giovani catturati in dicembre sopra Poggiolforato e fucilati successivamente a Bologna, il 3 gennaio 1944, di cui ci stiamo occupando.

In realtà noi riteniamo che qui Scalambra abbia preso una cantonata ed abbia identificato questo fiancheggiatore dei partigiani del Modenese, col fucilato al Poligono di tiro di Bologna sbagliato. E’ possibile infatti che nel dopoguerra, in discorsi tra partigiani, coi quali si facevano i primi tentativi di ricostruire tanti avvenimenti, i percorsi di tante vite e la tragedia di tante morti, Scalambra abbia ritenuto di identificare l”ingegnere azionista” del Modenese con il ragazzo di cui sapeva per certo che era avvenuta la fucilazione al Poligono di Bologna in gennaio, cioè Giancarlo Romagnoli, senza essere al corrente e tanto meno sospettare che ci fosse un altro tra coloro che avevano preso contatto con gli stessi gruppi partigiani in montagna, ad essere stato fucilato a sua volta al Poligono di tiro di Bologna in gennaio : intendiamo parlare cioè di Zosimo Marinelli, che ingegnere lo era stato davvero e che fu una delle vittime della rappresaglia del 27 gennaio 1944, seguita all’attentato mortale dei partigiani bolognesi contro il federale Eugenio Facchini (per approfondire questa vicenda ed i fatti di Monteombraro, vedi al §. 3.8. la nostra ricostruzione).

Dei giovani che abbandonarono questa base nel Modenese, una parte fu diretta anch’essa verso le Prealpi Venete, come avevamo anticipato per Fergnani e altri del Distaccamento di montagna “Carlo Pisacane”, dove nascerà la brigata con tanti bolognesi poi divenuta divisione “Nannetti”, un’altra andò verso il Falterona e darà vita alla 8ª brigata Garibaldi, un’altra tornò a Bologna.

Mappa con la collocazione di Ca' Berna.
Mappa con la collocazione di Ca’ Berna.

 

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